Bellezza, consolami.

Dopo la maturità,  come  molti miei coetanei,  feci un interrail, io, il mio fidanzato di allora e altri due amici, per lo più dormivamo nei treni e visitavamo durante il giorno le città, qualche volta ci fermavamo  in ostello. Quelli del nord europa erano sempre i più belli, i più puliti e accoglienti, ero molto affascinata dal nord europa, ma ancora non mettevo in relazione quello che mi piaceva con ciò che mi rendeva felice, sembra strano invece è  molto comune . Ho sempre in mente un  trenino che ci portò da Oslo a Bergen, credo di aver visto attraverso quel finestrino la natura nella sua forma più abbagliante, ne ho un ricordo che ancora mi commuove. Siccome avevo diciotto anni, pensai: accidenti come è bello il mondo, chissà quante cose belle vedrò. Invece resta ancora oggi una delle cose più belle che io abbia visto, con stordimento; quella natura, quelle rocce, quel mare, quei ruscelli e quella tonalità di verde. La Scandinavia delle renne e dei treni che si fermavano per farle passare, dei compagni di viaggi che ci offrivano carne di renna essiccata e noi che rifiutavamo inorriditi. Tante volte ho pensato di rifarlo quel viaggio, ma sono diventata abbastanza grande da sapere che ciò che ci ha lasciato un ricordo perfetto non va ripetuto, serve solo a rovinarne la grazia. Eppure tante e tante volte sono ritornata, negli anni, a quel viaggio tra Oslo e Bergen. Non è vero che ho visto luoghi più belli, la natura che piace a me è quella, avrei dovuto capirlo subito. Non è vero che il mondo è pieno di luoghi belli, sì, c’è tanta bellezza ma anche tantissima bruttezza, ci ritorno con la mente, quando penso che la bellezza è l’unica consolazione che abbiamo, per fortuna non c’è solo la natura, c’è l’arte e anche l’architettura, una passeggiata a Londra o a Parigi, a Firenze, sono una grande consolazione per me, un  antidepressivo molto, molto potente. E’ che vorrei solo averlo capito prima che dovevo fidarmi di quello che mi emozionava e mi rendeva serena. Il fidanzato di allora l’ho perso di vista perché per fortuna faceva parte di un mondo in cui ci si poteva ancora perdere di vista, gli altri due amici fanno ancora parte della mia vita e in fondo la bellezza non mi ha mai abbandonata.

 

Yoga e gocce di splendore

Per anni ho pensato che lo yoga fosse una specie di ginnastica dolce per signore di mezza età, durante la mia lezione di yoga spesso rido pensando ai miei pregiudizi, rido mentre spingo i palmi a terra per l’ennesimo chaturanga, spesso accompagnato da gocce di sudore e debito di ossigeno. Io amo lo yoga e amo sudare mentre faccio yoga, amo sentire la fatica, profonda, l’attesa di quei secondi che si dilatano all’infinito, in cui mi manca il fiato e penso adesso mi spezzo e poi non mi spezzo e l’attesa finisce e l’insegnante mi dice: espira e metti la mano giù e so che posso mettere giù anche la gamba e che la posizione del virabadrasana III sta per terminare e che anche per quella lezione, ce l’ho fatta. Non sono caduta, non sono crollata, non mi sono liquefatta. Mi sono concentrata, ho resistito e ce l’ho fatta.

E’ come una scalata la mia lezione di yoga, non è soltanto una lezione di yoga, è una sequenza continua di posizioni che si inseguono e mi inseguono e inseguo nella mente e nei movimenti, come draghi volanti. Che poi è il nome di una delle mie sequenze preferite di Yoga. La sequenza dei draghi volanti.

Io faccio Vinyasa,che è uno yoga dinamico, a cui però bisogna aggiungere il coefficiente Valentina, la mia insegnante, perfezionista e follemente innamorata della sua disciplina, noi allievi la subiamo, ci piace subirla,  più soffriamo e più siamo felici, più sudiamo e più torniamo alle sue lezioni, puntuali. Abbiamo sviluppato una dipendenza, difficile capire se la dipendenza che abbiamo sviluppato è dallo yoga o da lei, io non conosco altre insegnanti di Vinyasa e non so se mi farebbero sudare tanto. ” Su, su, con quei bacini”, la odio quando dice così, perché lo dice all’ottantacinquesimo minuto di lezione, in genere, mentre grondo gocce di splendore (modestamente) e mentre non so più se devo respirare o ringraziare di essere arrivata a 10 minuti dalla fine della lezione, se devo iniziare il conto alla rovescia e ringraziare di essere viva o urlare, perché una lezione di Vinyasa di 90 minuti, non finisce mai ed è proprio come dovrebbe essere, perché dopo ti senti forte e sei pronto a sconfiggere tutti i draghi, i pochi sopravvissuti alla lezione.

Ridateci Ippocrate

Ho visto anch’io il servizio di Presa Diretta sui “ciarlatani” della medicina lunedì, c’è poco da aggiungere alle immagini e alle interviste, eppure quel poco da aggiungere è esattamente il luogo in cui si rinnovano le credenze magiche.

Perché anche la medicina ufficiale un po’ di autocritica dovrebbe farla, se l’opzione tra la medicina ufficiale e la medicina alternativa è la stessa proposta dal servizio; ovvero la scelta tra la vita e la morte, è  mistificazione pure quella.

La medicina ufficiale non  concede chances alle terapie alternative, comprensibilmente, perché si basa sul metodo scientifico per tanto non può riconoscere  terapie che sul quel metodo non si basano.  Tutti d’accordo, no? Viva la medicina ufficiale allora che ci dà delle certezze. Certezze? Quali certezze?

Prendiamo il caso di malattie gravi, come il cancro o le malattie autoimmuni, che certezze offre la medicina ufficiale? Offre certezze basate sulle statistiche: quel tipo di tumore in media porta il paziente ad avere tot anni di sopravvivenza. Oppure una guarigione della tot percentuale. Già, la percentuale. O la media.

Esistono statistiche sui tumori causati dalle terapie che curano i tumori? E sui decessi causati dalle terapie?

Non credo e non perché ci sia malafede, perché i pochi strumenti a disposizione si usano senza troppi problemi e anche un po’ random, mi pare.

Poi le statistiche “salvano” qualcuno. Che poi forse, non lo so, la butto lì, poteva salvarsi anche senza quella terapia. Ora, io lo capisco anche da me che il limone e il bicarbonato non curano il cancro, ma quando ad esempio gli approcci non sono in conflitto, perché una terapia “alternativa” non può essere di complemento a quella ufficiale? Nella realtà accade sempre, i pazienti lo sanno, però non si può dire al proprio medico: guarda io faccio quella dieta e mi sento meglio. La medicina ufficiale bisogna accettarla come se fosse un specie di religione, se no entri a far parte del “circolo dei fuori di testa” che sai, non ha accettato la diagnosi… E spesso è vero, la negazione è una delle fasi della gestione del dolore, ma allora perché considerare chi pratica le terapie alternative come un invasato, se poi anche la medicina tradizionale si propone come unica e indiscutibile? (Pur non avendo risposte alle domandi fondamentali).

Non voglio essere fraintesa, io sostengo e seguo la medicina ufficiale, sono tra coloro che pensa che i vaccini forse (forse) hanno causato qualche caso di autismo, ma di sicuro hanno salvato milioni di bambini. Però vorrei medici più curiosi, meno rinchiusi nel rassicurante recinto dei loro protocolli. E non perché penso che la sanità sia una affare troppo grosso (lo è, comunque) per impedire che qualsiasi paziente invece di un paziente guarito resti un paziente cronico. Ma perché, loro lo sanno meglio di me, alla fine di fronte alle malattie gravi, la navigazione è a vista, soluzioni certe non ne offre nessuno, seguire i protocolli rassicura medico e paziente, ma la sensazione che il protocollo sia una linea di confine tra l’ansia e la scienza, resta. Quindi è umano, non giusto necessariamente, ma umano, che si cerchino soluzioni alternative. La medicina ufficiale, secondo me, dovrebbe prevederle, accoglierle e cercare di comprenderle, perché ostracizzare non serve. Ed è inutile continuare a sorridere e a scuotere la testa quando si parla di auto guarigione, ne parlava anche Ippocrate, cercate piuttosto di capire come funziona la natura e quali sono le sue leggi, anche questa è scienza. Molte cose semplicemente ancora non si conoscono, ridicolizzare chi magari le intuisce, ma ancora prove scientifiche non ne ha, non porta al progresso.

 

 

L’Oroscopo di Gallinaccia in Fuga, l’unico oroscopo garantito (e il più imitato). Previsioni per il 2017

Ariete

Tutto cambia e anche in questo scampolo di anno vecchio sta cambiando il vostro consueto malumore che da nero vira a nerissimo,  non preoccupatevi, tutto cambia e per un mero principio statistico le cose non potranno continuare a peggiorare, certo neppure a migliorare, ad essere onesti; la salute è quella che è, il vostro amore pensa a lasciarvi un giorno sì e l’altro pure, gli affari sono sempre andati male, ma credete davvero che un oroscopo possa fare miracoli?

Toro

Siete persone solide, abituate alla lotta e temprate al fuoco della giungla che è la condizione umana, è una fortuna perché nel prossimo anno ne avrete bisogno, se pensavate che il problema fosse saturno contro, non immaginate cosa sia avere nel prossimo anno contro: colleghi, parenti, equitalia e destino. Non scoraggiatevi, alla fine anche questo anno passerà, vi stremerà ma vi renderà migliori. Contenti?

Gemelli

Lo sappiamo che vi hanno detto che questo sarà un anno ricco di soddisfazioni per voi, ed è un bene che ci speriate, questo vi consentirà di ammortizzare o almeno di non drammatizzare le contrarietà che vi aspettano in fila, una dopo l’altra, mese dopo mese, stagione dopo stagione, giorno dopo giorno, siete gente abituata a navigare mari perigliosi, ve ne vantate sempre. Eccovi accontentati.

Cancro

Anche voi siete tutti ringalluzziti dalle previsioni per il nuovo anno, vi hanno detto che finalmente potete tirare un sospiro di sollievo e godervi il trionfo, ma noi sappiamo che in fondo in fondo, neppure voi ci credete e così riuscirete a compiere il miracolo e fare esattamente quello che avete fatto anno dopo anno, rovinarvi la vita con le vostre stesse mani. Sarete esauditi anche questa volta: vi aspetta il solito anno di merda.

Leone

Ci sono persone che non meritano previsioni infauste, che dalla vita e dal nuovo anno meritano ogni soddisfazione e benedizione, ce ne sono di sicuro, ma non siete voi. Quindi sappiate che questo anno vi porterà qualche immeritata soddisfazione e le meritatisime avversità; sul lavoro (ma lo sapete già che state sul cuxx a tutti), in amore, ma lo sapete benissimo perché siete creature solissime, la salute però va bene quindi consolatevi perché se c’è la salute…c’è solo la salute.

Vergine

Anche voi siete lusingati dalle previsioni degli astrologi per il 2017, sarà un anno di grazia per la vergine, lusingati ma scettici perché voi la sapete lunga; quando mai vi siete interessati degli oroscopi? Siete gente razionale, che non corre dietro a certe cose, quindi non importa se per il 2017 prevediamo infauste rotture, qualche catastrofe, un allagamento in casa e pure una consistente perdita economica. Voi siete furbi e non ci credete.

Bilancia

Eccovi qui, abbarbicati come sempre alle previsioni per prendervi una pausa dalla vostra vita infernale. Questo anno cambierà tutto? Questo anno tutto si metterà a posto? Questo anno arriveranno soldi, amore e fortuna? Lo dicono gli oroscopi seri. Noi che seri non siamo ma tante cose le sappiamo, vi diciamo che non riuscirete a prendervi una pausa dalla vostra vita, ma in compenso c’è la fila di gente che desidera prendersi una pausa da voi.

Scorpione

l’oroscopo pronostica sviluppi decisivi, diceva Sergio Caputo in un Sabato Italiano, soprattutto per voi brutta gente dello scorpione e questo ci indigna molto, perché tra tutti siete il segno che merita più di soffrire e siccome noi non siamo Sergio Caputo e neppure Paolo Fox, ma il nostro oroscopo è garantito, state certi che avrete la vostra meritatissima quota di rogne, pure questo anno. Non lamentatevi, aspettate che cominci prima.

Sagittario

Mentre tutto scorre e vi accorgete che una parte del vostro mondo vi saluta e se ne va, non dovete preoccuparvi, è il ciclo della vita e con voi la vita sa essere crudele, lo sappiamo, tuttavia dovrete cercare di essere comprensivi e generosi, il vostro destino è quello che è, anche questo anno si mostrerà in tutto il suo angusto fulgore, ma dovreste considerare che è andata molto peggio a chi dividerà l’anno con voi. Non credete?

Capricorno

Siete i soliti testoni, eravate certi che il 2016 vi avrebbe aperto le porte del successo e ancora non vi rassegnate all’idea che se va senza avervi neppure considerato, che la fortuna non vi arride e non vi arriderà, l’universo tenta di comunicarlo in tutti i modi possibili ma voi siete testoni e non capite, più che di un oroscopo avete bisogno di un’integrazione di fosforo e sali minerali ma pure di un bagno di umiltà con i sali del mar morto.

Aquario

Tocca a voi care genti dell’acquario, è il momento delle previsioni per il 2017 anche per voi, vedo e prevedo la solita noia, il solito anno vorrei ma non posso, il solito amore che promette e non mantiene e poi lasciamo perdere il conto corrente che la banca ve lo chiude proprio. Questo anno va così, ma per fortuna ci saranno ancora tanti anni, magari come questo, ma ci saranno. Consolatevi, non col cibo perché siete già grassi.

 

Pesci

Le cose vanno come devono anche per voi, anche se vi sembra che vadano male, del resto non avete mai colto l’essenza delle cose, abituati come siete a guardare il bicchiere mezzo vuoto, rischiate di non capire che vento avete seminato e tempesta raccogliete per tutto il 2017, in fondo come diceva Bono degli U2, non cambia niente il primo giorno dell’anno. Nel vostro caso non cambia niente neppure il secondo giorno e neppure il terzo.

(Quella di Bono degli U2 me la gioco ogni anno lo so, ormai è una tradizione. Buon anno a tutti).

 

 

 

Viva la nonna di Greger

Ho appena finito di leggere “Sei quel che mangi” di Michael Greger, traduzione impropria dal demenziale titolo originale How not to die e ho capito (ma c’era bisogno di un altro libro che lo dicesse?) che non si può vivere senza: curcuma, semi di lino e amla ( polvere di uva spina), la curcuma ha proprietà decantate e conosciute così tanto, che ho sempre avuto il sospetto fossero inventate da qualche abilissimo venditore, invece pare proprio protegga da mille malanni, dose consigliata: un quarto di cucchiaino al giorno, i semi di lino sono una fonte, tra le altre cose, di omega 3, dose consigliata: un cucchiaino al giorno, macinati ovviamente, lo stesso dicasi per la l’amla, sono tutti e tre ingredienti della cucina indiana e usati in mille preparazioni della medicina ayurvedica.

Greger è un medico, fondatore del sito www.nutritionalfacts.org, quindi ci tiene a illustrare studi, date e dati, ammette però che alcune cose siano state semplicemente intuite millenni fa, invece sconsiglia le preparazioni ayurvediche perché, lo dice lui, conterrebbero metalli pesanti. Il libro è un po’ troppo “americano” per i miei gusti, nel senso che dà una serie di consigli più adatti a uno stile di vita …americano, però ha il grande pregio di non trattare l’alimentazione come una religione, si limita a suggerire gli alimenti migliori e più compatibili con la salute senza trattare da dementi i carnivori o quelli che non mangiano glutine, a questi ultimi poi riconosce anche la possibilità di non avere tutti i torti, sui carnivori è più diretto; la carne una volta ogni tanto non fa male, esattamente come fumare una sigaretta al giorno non fa male, ma chi fuma una sigaretta al giorno o, se carnivoro, mangia carne una volta ogni tanto e soprattutto come lo stabilisce quell’ogni tanto? La dieta che caldeggia è fatta di cereali integrali, frutta, verdura, una dieta vegana,  il libro è dedicato a sua nonna, a cui a 60 anni i medici davano poche possibilità di vita per un problema cardiaco, ma che grazie a un medico che le insegnò a mangiare (lo dice lui, non io) è morta a 93 anni. Tiè.

India per Galline

(…) Mi sono riportata a casa i sorrisi e gli sguardi remoti, sempre pronti, l’odore del cumino e quello del ghee, i colori sgargianti degli abiti e la curiosità che avevano per noi che ancora non ho capito, ad essere sincera. Il cioccolato che aveva il sapore del burro di cacao, buonissimo e senza zucchero, il caffè che a me piaceva tantissimo, forse perché, come direbbe la mia amica Mariella, io di caffè non capisco molto. Ma mi sono riportata soprattutto l’incanto di aver constatato, che non è vero che il mondo è tutto uguale, che davvero esistono persone pacifiche e sempre pronte a uno sguardo benevolo, non sono luoghi comuni, gli indiani sembrano non arrabbiarsi mai, almeno quelli che ho incontrato io, è un’attitudine che invidio moltissimo. Mangiano con le mani e anche se loro negano, io sono certa che la ragione è che mangiando con le mani si mangia più lentamente, perché  nulla di quello che riguarda il cibo in India, è puramente casuale, almeno nella tradizione. Anche noi abbiamo mangiato con le mani, con gusto, perché mangiare con le mani è bellissimo, i bambini lo sanno. Su una foglia di banano che, come ci hanno spiegato, rilascia anche la sua clorofilla quando viene raccolto il cibo, i ristoranti sono dotati di lavandini nel bel mezzo delle sale per dare la possibilità di lavarsi, dopo. Il mio viaggio in India a un certo punto è finito e io so che è appena cominciato.

p.s.: il cibo che vedete in foto, lo abbiamo mangiato tutto.

Fine

India per Galline

(…) La giornata cominciava alle 7 con la lezione di Yoga, bene direte, di solito negli ashram lo yoga si pratica alle 5.30, ma noi non eravamo in un ashram infatti, e il problema non era neppure cominciare alle 7, ma considerando che il mio cervello ci mette almeno 15 giorni a raggiungere il corpo, quella lezione di yoga per me era come farla nel bel mezzo della notte, ammetto, almeno per i primissimi giorni, di averne ricordi vaghi, la voce del maestro che ripeteva: breathe ooouuuuttttt, breathe iiiiiiiiiiiinnnnnn, la voce dolce e suadente, bellissima e dolce. Così dolce da conciliare il sonno. Il problema per me era la meditazione con cui cominciavano la pratica, prima del saluto al sole e del pranayama (gli esercizi di respirazione), prima di ogni cosa, per me che ero in uno stato di profonda incoscienza, la difficoltà non era meditare, magari, ma restare seduta e dritta e con le mani in chin mudra mentre il mio corpo e (sia pure con un po’ di ritardo) il cervello, voleva stendersi sul tappetino su un fianco e dormire, dormire, coccolato da quel breaaaathe iiinnnnn – breaeeeethe ouuuutttttt. Quando cominciavo a fare il saluto al sole mi svegliavo, un po’, poi con gli esercizi di respirazione finalmente aprivo tutti e due gli occhi e così arrivavo sveglia al tavolo della colazione.

La giornata in genere proseguiva con il corso di ayurveda tenuto da un’insegnate gentile e paziente, la pausa delle 13 era quella del pranzo, l’insegnate spesso pranzava con noi, generalmente si cominciava con una bevanda calda, rosa che non ho capito cosa contenesse, anche se ho provato a farlo, diciamo che sono andata via da lì senza scoprirlo o da un infuso di cumino, naturalmente sempre molto caldo. Inutile dire che alcolici durante il soggiorno non ne ho visti, anzi quando un giorno durante una passeggiata nella città vicina abbiamo letto su un’insegna Beer and Spirits io e Rosanna abbiamo sorriso come prima dell’illuminazione (suppongo) ma era solo un’insegna, il locale era chiuso e abbiamo proseguito meste. (…)

India per Galline

 

(…) Abbiamo mangiato per tutto il tempo riso e verdure, ma tante verdure diverse tra loro e pure frutta, come l’ananas stufata con il cocco. Buonissima. Abbiamo mangiato bene, anche perché non è una cucina senza grassi come si pensa, almeno come io pensavo, il ghee (burro chiarificato) lo usano e lo usano tanto, insieme ad olii vegetali non ben identificati, ho capito che usano l’olio di sesamo come noi usiamo quello d’oliva, quindi è considerato prezioso. Ho scoperto che la curcuma non è una spezia inventata dal marketing (in realtà non è una spezia perché è una radice), davvero la usano per cucinare qualsiasi cosa e secondo la medicina ayurvedica (e non solo) è un antinfiammatorio naturale. Mezzo cucchiaino di curcuma equivale a una aspirinetta, quindi previene l’infarto e pure qualche tumore ma a differenza dell’aspirina non ha effetti collaterali. Ho scoperto che usano davvero tanto il cumino e che anche il cumino contiene tanto acido salicilico (la solita aspirina), è la spezia che ne contiene di più in assoluto. Ma anche il cardamomo, i chiodi di garofano, la cannella sono antiossidanti, la cannella è anche un naturale antisettico. Nella cucina ayurvedica ogni spezia, ogni ingrediente è un farmaco naturale. Come doveva essere nella nostra cucina tradizionale direte, eh sì, lo penso pure io, solo che ormai la disponibilità di cibo giorno e notte e in tutte le stagioni e varietà ha del tutto vanificato i benefici della dieta mediterranea, che pure fino a 100 anni fa, proteggeva da alcune malattie. Se ci pensate, almeno in Puglia dove ci si nutriva prevalentemente di fave e verdure (piatto vegano non triste, uno dei pochi), di pesce azzurro e saltuariamente di carne, saltuariamente di pasta e comunque sempre integrale, la salute la preservavi, eccome. Il formaggio era nella disponibilità solo di chi produceva latte, ma non esisteva la pastorizzazione quindi se ne produceva e consumava poco. Verdura e legumi erano i cibi base della dieta dei pugliesi fino a cento anni fa, poi è cambiato tutto.

Anche in India naturalmente e per fortuna c’è più disponibilità di cibo e sono aumentate le malattie ma, almeno in Kerala, c’è un legame con la cucina tradizionale e deduco anche con la cucina utilizzata come dispensa naturale di farmaci. E’ difficile capire quale regime alimentare protegga davvero e forse un po’ di fatalismo non farebbe male. (…)

India per galline

(…)Il primo giorno abbiamo fatto una gita a Mysore e attraversato un parco nazionale, la strada che attraverso il parco di sera è interdetta. Nel parco ci sono tigri, elefanti, cervi, scimmie e il nostro autista ha giurato di aver visto una tigre, io non l’ho vista e poi non è che posso impressionarmi per una tigre, venendo dalla città del zoosafari. Però ho visto una famiglia di elefanti, dal finestrino, proprio come allo zoosafari. Sempre su quella strada all’interno del parco, c’è una specie di frontiera, perché Mysore è un altro stato. E’ sempre India certo, ma l’India è una federazioni di regioni-stato. A Mysore abbiamo visitato il palazzo reale e fatto il primo bagno di folla, ma non era così caldo inferno come mi avevano detto, il palazzo reale era bello forse, ma la cosa che mi incantava di più era guardare le famiglie di indiani che visitavano il palazzo, guardare le loro facce, i loro vestiti, poi, dopo aver ritirato le scarpe, perché naturalmente tutta la visita avviene a piedi nudi, siamo state invitate a comprare cetrioli, ghirlande di fiori, bracciali.

Quel giorno abbiamo visitato pure un tempio in cui prima di entrare (o dopo non l’ho capito) puoi interrogare il cocco e stabilire come andranno le cose, l’oracolo del cocco insomma. Tu prendi un cocco e lo rompi in una zona adibita alla rottura del cocchi, fa ridere ma è così, e poi osservi. C’era tanta gente che rompeva il cocco e poi andava via. No, io non ho rotto il cocco, certe domande secondo me è meglio non farle, perché poi devi tenerti le risposte. Qualsiasi esse siano e se invece non ci credi, molto meglio non farle e se anche non ci credi e l’esito è negativo, il tarlo ti resta, nel dubbio, astenersi. (…)

India per Galline

(…)

Quando mi sono alzata era ora di colazione per me e ora di pranzo lì, ho mangiato un dolce con le ciliegie e uno al cocco, bevendo un caffè lungo e leggero, come piace a me. Roy, la persona che si è occupata di noi per tutto il tempo, mi ha chiesto se andava bene anche per me la colazione salata come per le mie amiche, ho risposto di sì perché il programma “riprogrammo susi”, prevede anche di fare la cosa giusta, ma ho detto sì a malincuore  e dicendo nella mia mente addio a quel delizioso dolcetto alla ciliegia,  hai voluto la bicicletta, cara…

Quindi ho cercato di capire dove mi trovavo, ma ancora dovevo realizzare chi ero, ho visto davanti a me alberi di cocco, tanti, un laghetto più in là, ma quello che più di tutto ha attirato la mia attenzione è stato il suono, sembrava che qualcuno avesse messo uno di quei cd new age con i suoni della natura, uccelli mai sentiti, acqua, insetti che sfregavano zampette per dimostrare che le cicale fanno tanto mediterraneo, ma pure nella giungla ci si diverte.

(…)