3) In principio fu la luce

 

La prima cosa da fare per garantire alla giornata il fulgore che fino al giorno prima avevo tanto agognato era la mia pratica di yoga. Avevo dovuto superare anni di pregiudizi sulla pratica e su chi praticava, avevo dovuto superare anni di pregiudizi su ogni cosa, forse cominciavo a essere libera di scegliere di fare le cose che mi piacevano senza la necessità di fare cose giuste, di buon senso o anche solo che piacessero agli altri. Potevo fare della mia giornata quasi quel che volevo. Ma chi l’ha provato lo sa, è come uscire dalla cattività, essere in grado di assumersi la responsabilità di sé stessi, essere liberi, è come cominciare una discesa da un dirupo senza alcuna protezione, difficile e spaventoso. Se fosse più facile ci sarebbero persone più contente della loro vita, del resto.

La mia pratica cominciava con le mani giunte e l’ohm ripetuto per tre volte durante una respirazione consapevole. Ammetto che su quel piccolo terrazzo e con quella vista, non c’era neppure il bisogno di concentrarsi per trovare la propria pace. Cercare la pace nella bellezza era esattamente quello che mi riproponevo di fare e mi bastava alzare lo sguardo.

Alzare e abbassare lo sguardo durante il saluto al sole, inspira e espira, guarda il mare, guarda il cielo, guarda la terra, non perdere la concentrazione, tieni tutto, resta qui. Non c’è altro che questo momento, sii grata.

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2) In principio fu la luce

2) In principio fu la luce

Avevo conosciuto Olivia lontano da qui, in un posto dove la bellezza, così diversa da quella di quest’isola,  era, ai miei occhi,  come una forza speculare e contraria, in  rue de Turenne, appena voltato l’angolo di rue Saint Antoine, a Parigi, dove lei abitava.

Maestosa e infelice, non riuscivo proprio a pensare ad altro modo per definirla.

Maestosa nella sua grazia  e con quel tratto che rende irresistibili le persone belle, quello di non saperlo e di non usare quel talento per manipolare. Non sono tante le persone così, a pensarci bene.

Doveva essere stato proprio quello che aveva stordito Al, mi era bastato catturare quello sguardo per comprenderlo, perduto e finito al tempo stesso. Ma quelli erano ancora i giorni della loro felicità e avrei voluto proteggerli per sempre. Non è che avessi la palla di vetro per capirlo, non era difficile, tutto qui.

Nello sguardo di Olivia c’era invece quella immotivata malinconia che non sai mai se è un presagio o la ragione che porta alla distruzione, non lo sai perché su certi baratri è sempre meglio non affacciarsi. Ma non avevo scelta, ero lì, abitavo di fronte a loro e la luce di quel giorno era accecante.

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1) In principio fu la luce

Li vidi attraverso la porta aperta, i contorni di Olivia abbagliati dalla luce di mezzogiorno che attraversava la stanza, li vidi per un attimo perché mi ritrassi subito, scombussolata per aver catturato quello sguardo che non lasciava spazio a niente altro. Li avevo sorpresi in quel momento, quello in cui stai per uscire dalla tua stanza, l’ultimo gesto prima di raccogliere la borsa, il rimmel passato in fretta sulle sopracciglia, quel momento in cui ti guardi allo specchio e  credi di essere sola, invece lui ti guarda. Lui guardava Olivia, io guardavo lui mentre guardava Olivia che guardava lo specchio. Fui subito rimandata a un’ altra me.

Truccarmi dopo essermi vestita e accorgermi che non ero sola. Lo sguardo di chi ti ama ti dà la prova che esisti e che esistere ha un senso, lo sguardo di quelle volte in cui lui resta immobile, sospeso,  perché sei la fata del suo incantesimo. Il mondo si ferma, la terra smette di girare, il sole sei tu, tutto è compiuto.

Ecco, li avevo sorpresi proprio in quel momento, avrei voluto dire loro : non fatevi scappare questa goccia di eternità, vi mancherà perché passerà in fretta, allargatela, diluitela, come una dose omeopatica, fate in qualche modo, cercate la formula, non lasciatela asciugare, trovate la maniera. Vi prego. Invece proseguii per la mia strada e anche quel giorno me ne andai al mare alla ricerca del mio distillato di eterno.

eterno riposo, eterno dolore, eterno amore, eterna passione. Per ciò che non è possibile far durare, troviamo l’aggettivo che ce lo promette. Sempiterno, duraturo, imperituro. Ci aiutiamo con le parole, da sempre.

Olivia e Al potevano essere diversi dagli altri? Io ci speravo, quando potevo rincuoravo Olivia, quando lei non era preoccupata di rincuorare me, questo mi faceva pensare che non sarebbe stata abbastanza capace di scampare il pericolo. (…)

 

 

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In morte di Jole

Non conoscevo bene Jole Santelli, non ricordavo la sua carriera politica, però l’intervista da neo presidente senza voce la ricordo, pensai che doveva essere sfinita, non sapevo nulla della sua malattia. Mi considero una persona mediamente informata, negli anni in cui la carriera politica di Jole Santelli decollava, seguivo la politica, interesse che ho perso del tutto, eppure di lei non ho ricordi, non essendo probabilmente attratta da un profilo politico come il suo. Pregiudizi di cui mi pento, ho attraversato come tanti la contesa politica come si fa con il tifo calcistico, per principio e assolutamente convinta di essere dalla parte dei buoni, litigando con persone degnissime mentre chi ci mandava nell’arena, sorseggiava drink e contava i soldoni, dando grandi pacche sulle spalle agli avversari; è un’argomentazione qualunquista, lo so e mi autodenuncio: sono qualunquista.

Vedendo le foto di lei trentenne, ho stentato a sovrapporla a Jole Santelli presidente della Calabria che conoscevo io. Ho pensato che il suo aspetto fosse stato trasformato dalle terapie, ho pensato che lei, pur essendo forse stata selezionata anche per il suo aspetto da Berlusconi, non si sia preoccupata più di apparire in forma, si è presa la sua carica per la quale ha continuato a lavorare fino alla fine.

Una grande passione ti riempie la vita forse, oppure ti aggrappi a quello che hai quando la tua vita si ribalta. Non lo so, credo che ognuno reagisca ai grandi cambiamenti come meglio può e la cosa migliore è che ognuno possa davvero fare come preferisce.

Ma non ho potuto fare a meno di pensare che convivere con una malattia che prosciuga tante energie non fosse compatibile con una vita piena di impegni così stringenti.

Quindi, ho smesso di leggere tutte le parole di circostanza la decima volta in cui ho letto la parola “guerriera”.

Ecco, ognuno ha le sue idiosincrasie, io ne ho una grande con l’espressione Guerriera.

Si utilizza per lo più con le donne che hanno un tumore, di solito si dice che combattono con un tumore. La terminologia della malattia è mutuata da quella della guerra, esattamente come quella delle campagne elettorali, del resto.

Trovo ingiusta questa pressione, a dover essere vincenti o ad avere un atteggiamento “vincente” anche nei confronti di una malattia.

Oltre a essere ingiusto è inutile.

La malattia è tante cose, ma di sicuro non è una guerra. Sono parole vuole, non vogliono dire nulla. Una malattia va accettata, se possibile superata, spesso ci si può solo convivere senza per forza essere un esempio, un faro, una che non deve chiedere mai.

Ecco almeno quando siamo malate, non fateci essere uno stereotipo, tra la vittima e la guerriera, dateci lo spazio per essere quello che vogliamo.

Ci sono donne che ne vogliono parlare, altre che non ne vogliono parlare, alcune fanno finta di niente, altre ne sono ossessionate (anche far finta di niente è un modo per esserne ossessionate), la vita è quel che ci capita mentre facciamo progetti per altro, lo diceva John Lennon.

Con la speranza che Jole abbia scelto di vivere come ha vissuto i suoi ultimi anni,  prometto a lei battaglia strenua contro l’espressione Guerriera.

 

 

 

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la notte e la paura

La notte mi sveglio e mi ricordo che non posso andare dove voglio perché c’è il Covid, poi però se sono abbastanza sveglia e non è uno di quei risvegli lievi tra un braccio sotto il cuscino e una mano per togliermi i capelli davanti agli occhi penso che anche prima non potevo fare tutto quel che volevo e che è solo un ostacolo in più e che no il Covid non mi ha insegnato nulla e non sono una persona migliore o  forse ho solo abbastanza anni da aver già imparato quel che potevo, il resto lo imparerò, prometto.

La limitazione più grande per me sono stati gli spostamenti, non poter andare dove avrei voluto. Ah pensa a quelli che sono morti. Ci penso e potevo essere uno di loro e oltre a non esserci più avrei vissuto pure la limitazione degli spostamenti. Va bene così?

Per ragioni che non interessano a nessuno, lo scorso anno per alcuni mesi non mi sono spostata e non c’era il Covid, ho pensato di lasciar trascorrere quei mesi perché tanto ci sarebbe stato il 2020, ecco io questo l’ho proprio imparato, a non lasciar trascorrere nulla, fare il possibile, cautelarmi e cautelare per quel che posso, ma fare quel che devo perché non posso far decidere tutto alla paura.

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