Viva la nonna di Greger

Ho appena finito di leggere “Sei quel che mangi” di Michael Greger, traduzione impropria dal demenziale titolo originale How not to die e ho capito (ma c’era bisogno di un altro libro che lo dicesse?) che non si può vivere senza: curcuma, semi di lino e amla ( polvere di uva spina), la curcuma ha proprietà decantate e conosciute così tanto, che ho sempre avuto il sospetto fossero inventate da qualche abilissimo venditore, invece pare proprio protegga da mille malanni, dose consigliata: un quarto di cucchiaino al giorno, i semi di lino sono una fonte, tra le altre cose, di omega 3, dose consigliata: un cucchiaino al giorno, macinati ovviamente, lo stesso dicasi per la l’amla, sono tutti e tre ingredienti della cucina indiana e usati in mille preparazioni della medicina ayurvedica.

Greger è un medico, fondatore del sito www.nutritionalfacts.org, quindi ci tiene a illustrare studi, date e dati, ammette però che alcune cose siano state semplicemente intuite millenni fa, invece sconsiglia le preparazioni ayurvediche perché, lo dice lui, conterrebbero metalli pesanti. Il libro è un po’ troppo “americano” per i miei gusti, nel senso che dà una serie di consigli più adatti a uno stile di vita …americano, però ha il grande pregio di non trattare l’alimentazione come una religione, si limita a suggerire gli alimenti migliori e più compatibili con la salute senza trattare da dementi i carnivori o quelli che non mangiano glutine, a questi ultimi poi riconosce anche la possibilità di non avere tutti i torti, sui carnivori è più diretto; la carne una volta ogni tanto non fa male, esattamente come fumare una sigaretta al giorno non fa male, ma chi fuma una sigaretta al giorno o, se carnivoro, mangia carne una volta ogni tanto e soprattutto come lo stabilisce quell’ogni tanto? La dieta che caldeggia è fatta di cereali integrali, frutta, verdura, una dieta vegana,  il libro è dedicato a sua nonna, a cui a 60 anni i medici davano poche possibilità di vita per un problema cardiaco, ma che grazie a un medico che le insegnò a mangiare (lo dice lui, non io) è morta a 93 anni. Tiè.

101 desideri (l’infinito e oltre)

 

Non so se avete mai sentito parlare della tecnica dei 150 desideri, io mi ci sono imbattuta guardando il Dvd di Igor Sibaldi “Istruzioni sugli angeli”, ho poi scoperto che su youtube ci sono vari video sull’argomento e anche molti contenuti dedicati. I contenuti che ho trovato mi sono sembrati tutti un po’ seriosi, quindi vorrei aggiungere anche il mio contributo,  meno serio. Intanto io avevo incrociato Igor Sibaldi molti anni fa, avevo letto I Maestri Invisibili e mi era sembrato un po’ pirla, lo ammetto. L’ho dimenticato e sono andata avanti. Ovviamente non si legge un libro dal titolo I Maestri Invisibili se non te la stai passando male, diciamo che quello fu uno dei tanti titoli di quella che poi ho definito la mia piccola biblioteca della disperazione. Ma del libro di Igor Sibaldi non ricordo neppure un concetto, è rimasto lì, insieme a quella raccolta di libri che col tempo ho smesso di comprare e di leggere, i libri cosiddetti di auto-aiuto, col tempo mi sono pure vergognata di aver fatto simili letture. Poi è capitata un’altra tempesta, più forte, perché questo l’ho capito, se non sciogli i nodi attiri tempeste di gradi sempre più alti e a quel punto ho ricominciato a comprare libri da aggiungere alla mia piccola biblioteca della disperazione. E finalmente, forse, a rimettere le cose a posto. Di Sibaldi mi ero dimenticata fino a quando un mio amico (intelligente e razionale, per questo l’ho preso in considerazione) non mi ha inviato un video, questo e a quel punto ho cominciato a vedere tutti i contenuti che trovavo in rete, ho comprato anche, per l’appunto, Istruzioni sugli Angeli, ora su Sibaldi non ho sciolto del tutto la mia riserva, ma se devo attenermi alle cose che lui dice, può essere che le cose di cui mi parlava dieci anni fa, attraverso quel libro che abbandonai, non ero ancora pronta a recepirle, oppure lui è un pirla e io mi sto bevendo il cervello (cosa probabilissima), in ogni caso improvvisamente quello che dice mi sembra sensato e soprattutto non mi basta mai. Ho capito che più che uno studioso di teologia e di ebraismo,  è uno studioso di Caballah, non lo dice apertamente ma lo dice, nel senso che ne parla e dice che nessuno studioso di Caballah dice di esserlo, quindi io che sono una personcina semplice, ho dedotto che lo sia anche lui. So che se voglio continuare in questa ricerca ci sono biblioteche infinite da consultare e questo mi rassicura, perché quando mi appassiono (o mi fisso) per un argomento è come quando mi innamoro, non mi interessa altro, ma l’interesse per la conoscenza,  mi ha sempre resa più felice dell’amore. In ogni caso ho cominciato a leggere e a studiare l’angelologia e Sibaldi, credo, sia stato il mezzo, quindi pirla o no io lo ringrazio perché mi sta rendendo felice. Ma torniamo alla tecnica dei 150 desideri, Sibaldi suggerisce di raccogliere in un quaderno 150 desideri alla fine di sceglierne 101, perché il numero 101 (come le Mille e una notte), il numero grande e poi ancora uno, è come se ci approssimasse all’infinito, in ogni caso, alla fine i desideri devono essere 101 e devono essere compilati secondo alcune regole che cito a memoria: essere molto chiari (voglio guarire dalla gastrite, voglio una casa a Parigi…), chiedere solo per sé, evitare cioè di tirare in mezzo storie altrui, perché ciascuno ha la responsabilità di sé, evitare i desideri seriali (voglio una casa a Parigi, voglio una casa a Santorini), evitare i vezzeggiativi, non chiedere soldi, evitare negazioni, non chiedere storie d’amore con una persona in particolare. Forse mi è sfuggito qualcosa, non so, guardate il video se siete interessati,  in ogni caso io sono due giorni che ci penso e non sono ancora arrivata oltre al quindicesimo desiderio. Non l’avrei mai detto. Così la prima cosa che ho capito è che non voglio davvero tutto e quello che non ottengo e non ho ottenuto, probabilmente non ho mai osato chiederlo, ma questo non è un insegnamento difficile da cogliere, mi aspetto altre cose più importanti da questa tecnica, tra l’altro una volta raggiunto il numero 101, via via che i desideri si realizzano, occorre cancellare e aggiungerne altri,  restando sempre al numero 101, naturalmente mettendo in moto noi stessi per realizzare i nostri desideri, sembra una cosa semplice, ma non lo è. Non è semplice ad esempio capire davvero cosa si desidera. Provate.

10 cose sulla felicità che ho capito tardi

  1. Essere felici non è un regalo del destino, ma una conquista che costa tempo e fatica
  2. l’unica possibilità che abbiamo per mantenere stabile la felicità è individuare cosa ci piace e allargare il più possibile quell’esperienza. Ti piace nuotare? Nuota. Ti piace camminare sulla spiaggia? Cammina.  Ti piace prendere il tè con  gli amici? Organizza degli incontri per prendere il tè. Puoi fare tutto quello che ti piace. Non puoi? Allora cerca un’alternativa, se rinunci è perché non hai voglia di essere felice, ti rende più felice lamentarti.
  3.  Non conta quanto sei bello e quanto sei intelligente e neppure quanto talento hai, per essere felici basta essere curiosi, avere voglia di godere della bellezza e dell’intelligenza e del talento degli altri, ad esempio.
  4. I soldi non fanno la felicità, ci hanno detto; è una sciocchezza, ci sono persone la cui ricchezza le rende felici, non c’è una felicità più giusta di un’altra, se la godano se hanno la fortuna di saperlo fare.
  5. Non c’è bisogno di essere giovani per essere felici, anzi i ventenni sono abilissimi a rendersi immeritevoli della felicità che potrebbero avere.
  6. Non conta quanto ottieni, ma quanto ti basta, in genere non basta mai, è questo che ci rende infelici.
  7. Quando c’è l’amore c’è tutto. Sbagliato, come diceva Massimo Troisi: “quella è la salute”,  anche la malattia ha la sua lezione di felicità, ma non auguriamo a nessuno di impararla.
  8. I progetti rendono felici, voglio imparare quello, vorrei conoscere questo, il cantiere dei progetti bisogna mantenerlo aperto, non importa se si hanno pochi mezzi, è un progetto anche preparare la zuppa di verdure per la cena (ma le patate fritte sono meglio)
  9. Smettere di interferire con la volontà degli altri, amici, amanti, fidanzati, mogli, mariti e figli. Se possiamo decidere noi per noi stessi, possono farlo anche gli altri.
  10. La felicità a volte si nasconde, fare una lista delle 10 cose che ci rendono felici e ricominciare.

Un film meglio di un prozac

Una volta ho letto che un tale a cui fu diagnosticato un cancro si rinchiuse in un albergo con un numero imprecisato (nel senso che non me lo ricordo) di DVD, o forse erano ancora VHS, di commedie e ne riemerse guarito. Se io fossi una persona seria dovrei dirvi dove l’ho letto. Va bene ve lo dico; l’ho letto nel libro di Claudia Rainville, Ogni sintomo è un messagio, mi ricordo che lei faceva il nome di questo  tale, per cui dava la sensazione che si trattasse di qualcosa di verificabile,  naturalmente poteva essere vero che lui ci credesse e che  ci credesse pure lei, ma poteva essere stata sbagliata la diagnosi, potevano essere tante cose. Ma perché mi è venuto in mente? Ah sì, perché cercavo una commedia divertente da vedere e non l’ho trovata, quindi mi sono chiesta quali mai fossero i titoli della terapia del tale in questione, potrebbe essere utile saperlo. In ogni caso, siccome non sono del tutto scema, ho pensato che sì, potrebbe essere utile conoscere la filmografia della terapia ma poi esiste pur sempre il gusto personale. Io per esempio non sono mai riuscita a ridere vedendo Fantozzi ed è sempre stato un grande cruccio per me, io in Fantozzi mi identifico e soffro. Lo so che questo fa di me una insopportabile snob, ma non posso farci nulla. Comunque resta il fatto che sarebbe utile avere un lista pronta per ogni evenienza. In alta Fedeltà, il libro di Nick Horby, il protagonista si rinchiude in casa con dieci VHS, il giorno del suo compleanno, per superare un abbandono, la lista era quella specifica per gli abbandoni. Comunque le liste che contavano davvero in quel libro erano quelle dei pezzi musicali, ora che ci penso. Io farei una lista cumulativa per i momenti tristi (abbandoni, malattie e tristezze sparse) da tenere sempre pronta per l’uso. Probabilmente molti ce l’hanno, io no.

Ci metterei Il Diario di Bridget Jones, Il diavolo veste Prada, Quattro Matrimoni e un funerale, Il Matrimonio del mio Migliore Amico, A qualcuno piace Caldo, tutte le serie di Friends, The Big Bang Theory,  Totò, Peppino e la Malafemmina, Mamma Mia, anzi Mamma Mia lo metterei più volte nell’elenco, ci metterei Good Bye Lenin, Il Favoloso mondo di Amèlie, Chocolat. Sono solo i primi titoli che mi vengono in mente, però ammetto che la lista dei film da vedere nei momenti in cui l’umore è buono e si possono vedere anche i film drammatici o tristi,  è molto, molto più lunga, anche se la dovessi fare immediatamente e senza alcun tipo di ricerca, non finirei mai.

Anzi, se vi vengono in mente titoli per la terapia del buonumore, non teneteveli per voi

Visioni e illusioni auree

La prima cosa che ho capito leggendo dell’aura è che mi trovavo proprio in una di quelle situazioni in cui tutto quello che imparavo leggendo e facendo gli esercizi poteva essere vero ma poteva anche essere pura suggestione. Alla fine ho deciso che non mi importava, suggestione o no, l’importante è che funzioni. Quindi ho provato a vedere la mia aura in una stanza con poca luce, a guardare senza sforzo tra la punta delle dita a una distanza di circa un centimetro le une dalle altre, poi ho provato a spostare una mano in su e l’altra in giù, qualcosa ho visto. Avevo letto che bisogna esercitarsi a usare la visione notturna, i bastoncelli (credo, li ho sempre confusi con i coni, insomma quella cosa lì). In realtà le prime volte si vede davvero poco, attimi, qualche bagliore violaceo e la sensazione di essere vittime di una illusione ottica (ma abbiamo detto che non ce ne frega niente) di sicuro ci vuole costanza, non fatevi abbattere e se l’idea vi piace, insistete. Io ad esempio mi diverto esercitandomi a osservare quella delle persone che incontro per caso, vedo poco,  lo ammetto, nulla il più delle volte, ad essere sincera, però non ho intenzione di desistere. Ciò che davvero ha funzionato è stato pettinare l’aura. Dovete immaginare di avere delle dita più lunghe di quelle che avete di almeno quindici centimetri e poi utilizzarle come se doveste ravvivarvi i capelli, facendo  quel gesto intorno al corpo, provate, è piacevole, oppure potete farlo voi a un amico e chiedere a lui di farlo con voi, pettinando l’aura rimettete un po’ le cose a posto, state un po’ meglio, esattamente come per i capelli, solo che il beneficio non è estetico. Lo sforzo vero è non ridere, ma ce la potete fare.

 

Hataway batte Ross

Anche il Corriere online in vista delle imminenti nozze a Venezia (che sono state già formalmente celebrate a Londra…) di George con Amal ha tirato fuori l’album dei ricordi  finendo col mettere impietosamente a confronto le foto dei tempi di E.R. (sono passati 20 anni) con quelle di oggi;  come dicevamo io e gattasorniona in un  post precedente, Clooney è stato davvero bello solo durante E.R.  ma  chissà come e perché si ostinano a spacciarlo per lo strafigo di sempre. Quindi  vi invito a guardare cosa è oggi Julianna Margulies, l’infermiera Hataway ai tempi di E.R. di cui il Dott. Ross era innamorato ma che faceva soffrire  moltissimo, e ditemi se non è diventata più bella, certo produce e interpreta A good wife e il suo personaggio è un po’ noioso proprio come quello dell’infermiera Hataway , si vede che ci tiene ai suoi ruoli di brava ragazza, ma ditemi se non è conservata moooolto meglio di Clooney.

Julianna Margulies, ora

Julianna Margulies, ora

 

George Clooney, ora

George Clooney, ora

 

Verità negate

 

Questo post è ispirato dal commento di Gattasorniona al post precedente, a proposito del fatto che si cerca in tutti i modi di mantenere alta l’immagine di insuperabile strafigo per Clooney mentre io e  lei concordiamo sul fatto che non è più bello dai tempi di E.R., e da quei tempi sono passati venti anni, io trovo che lui oltre ad essere ingrassato è sempre come impomatato e traslucido, con una riga tra i capelli che proprio non gli dona.

clooney ora

Insomma non invecchia bene anche se come tutti i cinquantenni di successo più o meno fighi sposa la trentenne (ma vogliamo parlare del matrimonio di Franceschini, Ministro della Cultura, e delle sue foto con la sposa che sembra faccia la Prima Comunione? No, non ne vogliamo parlare in effetti…). La mia non è una rivendicazione, se la spassino pure, finché dura, l’importante è che non si illudano di non essere un cliché.

 

Quindi segnalo un altro pilastro che sta crollando miseramente, trattasi di Depp Johnny, dico Johnny Depp, mai avrei pensato di poter dire, vedendolo: accidenti come è invecchiato, invece è proprio invecchiato, con lo sguardo alcolico, Johnny Depp è passato, pure lui.

 

Ergo, invecchiano loro, figuriamoci se non possiamo invecchiare noi, hai ragione Gatta, almeno noi non ci facciamo fotografare vicino a fanciulli al solo scopo di sembrare più giovani e poi tutto questo bisogno di gioventù e fanciulle ha solo un nome: si chiama paura di morire, ma morirete lo stesso, eh.

viva Carlà

 

LA Signora più odiata di Francia (persino più di Carlà) si è  presa la sua rivincita. Valérie Trierweiller proprio non riesce a tenersene una, non ce la fece durante la campagna elettorale quando invitò a votare l’avversario dell’ex moglie del suo compagno, figuriamoci se ci poteva riuscire dopo essere stata umiliata e abbandonata davanti a tutta la Francia. Il suo libro è andato esaurito il primo giorno di uscita. Continua a non fare alcuna simpatia, ma la scena se l’è ripresa e chissà se qualche effetto non sortirà pure sul traballante regno di Monsieur le President. Ora si potrebbero aprire infiniti dibatti su quanto sono vendicative le donne abbandonate , ma in generale io dico che sottovalutare il meccanismo che innesca un abbandono in mondovisione è anche da ingenui. Di una cosa ora i francesi sono proprio sicuri, Monsieur le President aveva portato all’Eliseo una pazza e lui era l’unico a non saperlo.