Il giorno della scintilla.
Uno dei sogni che ricordo in maniera più vivida, l’ho fatto da piccola, non saprei quanto piccola, ero piccola, questo lo so. Sognai un albero di Natale bello e scintillante con un piccolo pacchetto appeso per me. Nel pacchetto c’era una scintilla, immaginate una lucciola però 100 volte più luminosa e quel regalo, nel sogno, mi emozionò così tanto che forse per questo ancora lo ricordo. Sognai evidentemente quella che ai bambini doveva sembrare la luce del Natale, sognai un Natale luminoso come quello che desiderano i bambini e che, naturalmente, non ebbi. Associo il sogno a tutto il desiderio di luci di Natale che ho più meno tutto l’anno. Non è desiderio di Natale, sia chiaro, ma di lucine di Natale. Ho sempre cercato di illuminare con le lucine le tavole estive all’aperto, sono romantiche e piene di promesse.
Poi le promesse non vengono mantenute, ma per tutto il tempo in cui sono immersa nelle lucine, io ci spero. Ora mi faccio meno problemi di quanti me ne facessi nel tempo che è stato necessario per passare dall’essere piccola bambina attratta dalle lucine all’essere Gallinaccia attratta dalle lucine, ho meno paura di sembrare troppo scintillante, non solo a Natale.
Ho bandito il nero, che pure è un colore che ho amato molto, lo indosso sempre meno e sto attenta a non comprare indumenti neri. Forse è solo una fase, non lo so. Mi piacciono i colori, il verde col viola, il rosa con il rosso. Penso a quando vedevo le mie coetanee, cioè quelle che ora sarebbero state le mie coetanee, vestite di sberluccichi e di paillettes e mi chiedevo come facessero a non vergognarsi di vestirsi come se avessero avuto cinque anni, ma ora lo so, non erano interessate al giudizio degli altri. Allora non sapevo che si resta bambine di cinque anni anche a novanta anni e che a un certo punto non sei più interessata a convincere il mondo di essere una personcina elegante. Fai pace con la bambina di cinque anni che è in te, scopri che vestirsi di colori sgargianti, forse non è chic, anzi sicuramente non lo è, ma è divertente. E divertirsi un po’ è l’unica cosa che conta.

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