Il giorno delle sciarpe perse. Avevo una sciarpa, una sciarpa bellissima, di velluto impalpabile, velluto francese, di un famoso stilista, tanto tempo fa, quando ero disposta a spendere per una sciarpa quello che ora spendo per vestirmi in tre anni. Quando credevo che un giorno avrei avuto un plaid di cachemire sul divano, un foulard di Hermès nella borsa e almeno una Le Creuset in cucina. Mi pareva ovvio.

Comunque l’abbandonai sulla poltrona di un cinema per cinque minuti e non la trovai più. Che dolore. Amavo quella sciarpa, talmente tanto che non sono più riuscita a voler così bene a un’altra. Ma era una cosa, non potevo farne un dramma e infatti mi affrettai a comprarne un’altra dello stesso stilista. Ma non era così bella, non era quella. Ho sofferto per quella sciarpa, non ho mai avuto il coraggio di confessarmelo perché non era etico, ma ho davvero sofferto. Ora capisco che entrava in risonanza con qualcosa, qualcosa di altro. Qualche anno fa mi è stato regalo un foulard, anche se il foulard non era lì per me, stavamo mettendo ordine in un ripostiglio, ed è venuto fuori un pacchetto, era il premio di una lotteria, qualcosa del genere. Era un foulard di seta di uno stilista meno famoso, ma un foulard bello e con i colori freddi, come piacciono a me. Non è stato amore a prima vista ma è stato un amore intenso anche quello con il foulard, riusciva sempre ad aggiungere quello che mancava, a proteggermi dal freddo, a farmi sentire meglio. Un giorno l’ho abbandonato al tavolo di un ristorante di Richmond, ero andata in bagno e credevo di tornare al tavolo, quando sono tornata i miei commensali erano fuori a fumare e poi siamo andati via e me ne sono dimenticata. Quando ho realizzato, ho deciso che il giorno dopo sarei andata a riprenderlo. Ma il giorno dopo si è rivelato uno di quelli che contano in una vita e sono tornata precipitosamente a casa. Quindi adesso sono anche senza il mio foulard. Con meno tempo per essere certa che troverò quello giusto, quello che risuona con il mio dolore e con il mio amore.

Non sono cose che si possono raccontare, si finisce per fare la parte delle persone aride, attaccate alle cose che poi si sa, le cose non rendono felici. Come se le persone invece sì.

 

 

 

 

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