La danza dei dervishi di Konya, la colazione tradizionale turca, l’acqua fredda di Alaçati e la laguna con gli alberi immersi e le cicogne a Golyazi Bursa, il tempo di questa estate lo posso scandire così e quella settimana in cui sei tornato e non sapevo che eri raffreddato da tre mesi e volevo dirti che era perché erano tre mesi che non ci parlavamo e allora quando ti ho preso la faccia tra le mani e ti ho detto non torni a Londra se prima non guarisci e lo sapevo che le mie parole non contavano nulla però mi hai lasciato tenere le mie mani sul tuo viso e non so dire se eri più sorpreso tu dal mio gesto o io dal fatto che me lo lasciassi fare. Un attimo, due attimi, tre attimi di tempo infinito in cui ti ho guardato negli occhi e ti ho rivisto piccolo, in un tempo piccolo dilato e per sempre.  E ti ho guarito con la sola imposizione delle mani, ammettilo. Va bene scherzo perché non è vero ma è anche vero.

Il caldo, quanto caldo in questo tempo, tempo che fa caldo il tempo che passa. Che brutta estate che bella estate. Ogni tempo scandito dal metronomo della paura e poi ho iniziato una nuova terapia che si chiama metronomica e allora guarda il caso ho sognato che rincorrevo il tempo mentre il tempo era fermo, l’ho proprio percepito così e ho fatto l’esperienza onirica del tempo che non è quello che passa ma che sta lì da sempre e noi lo raggiungiamo solamente. Non c’è ragione di rincorrere il tempo, tanto ci aspetta anzi lui è già lì.

 

 

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