Tra tutti i marchi del pianeta, tra tutte le imprenditrici di successo più o meno cialtrone, più o meno parodiate dallo storytelling, c’è n’è una il cui successo mi lascia sbalordita come tutte le volte in cui insieme al successo intravedo una bella dose di coraggio e di cattivo gusto che quando è così ricercato, accentuato, esaltato, finisce col travolgermi. Non solo me, evidentemente. Cath Kidston inonda i suoi negozi con oggetti iperfemminili, infantili, esagerati, imbambolati, forse anche scadenti ma con un prezzo adeguato in cambio del sogno che vende; una vita serena come in un cartone animato. Piena di coccole per la bambina che è in me, e non solo in me, anche in età da gallina. Agli uomini i suoi negozi fanno un effetto claustrofobico e c’è da capire, pure io non sono sicura assolutamente sicura, che i suoi oggetti mi piacciano, che mi piaccia davvero, ma nel dubbio, compro sempre qualcosa. Ed è sempre qualcosa che mi diverte, con un colore assurdo che probabilmente quando avevo cinque anni nessuno avrebbe avuto il coraggio di propormi, ma ora che decido io, voglio, insieme a  una vita da tè con le bambole, con le tazze a fiorellini, i funghetti dipinti, la borsetta a pois e il cestino per il pic-nic con le margherite e poi il copri asse da stiro celeste con le roselline rosa, è stucchevole anche solo da scrivere. Io ne sono scandalizzata e incantata. Gusto inglese, produzione cinese. Furbissima, bravissima Cath. Ora aspetto Bianconiglio per mostrargli le nuove tazze.

 

Cath Kidston

158 Portobello Road, London W11 2EB, U.K

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