Avevo conosciuto Olivia lontano da qui, in un posto dove la bellezza, così diversa da quella di quest’isola,  era, ai miei occhi,  come una forza speculare e contraria, in  rue de Turenne, appena voltato l’angolo di rue Saint Antoine, a Parigi, dove lei abitava.

Maestosa e infelice, non riuscivo proprio a pensare ad altro modo per definirla.

Maestosa nella sua grazia  e con quel tratto che rende irresistibili le persone belle, quello di non saperlo e di non usare quel talento per manipolare. Non sono tante le persone così, a pensarci bene.

Doveva essere stato proprio quello che aveva stordito Al, mi era bastato catturare quello sguardo per comprenderlo, perduto e finito al tempo stesso. Ma quelli erano ancora i giorni della loro felicità e avrei voluto proteggerli per sempre. Non è che avessi la palla di vetro per capirlo, non era difficile, tutto qui.

Nello sguardo di Olivia c’era invece quella immotivata malinconia che non sai mai se è un presagio o la ragione che porta alla distruzione, non lo sai perché su certi baratri è sempre meglio non affacciarsi. Ma non avevo scelta, ero lì, abitavo di fronte a loro e la luce di quel giorno era accecante.

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