Je suis, je ne suis pas

E così un giorno siamo tutti Charlie e il giorno dopo no, per carità, non siamo Charlie, è divertente quanto ci prendiamo sul serio nelle battaglie degli altri dove chi siamo o no, da che parte stiamo o da quale parte non stiamo, non fa davvero alcuna differenza. Perché nessuno di noi, singolarmente, fa la differenza. E’ l’unica regola, ma la ignoriamo tutti. Io lo dico qui, tanto non lo legge nessuno, non credo nella motivazione religiosa degli attentati, almeno di quelli che armano (non sono l’unica, lo so) però se c’è una categoria di persone che invidio, sono quelli che hanno una fede. Vergini o no, cascate di latte e fiumi di miele o no, visto che il contratto sulla terra è a tempo determinato, chi vive meglio di chi crede nell’aldilà? Nessuno.

E se la vita che vivo, le prospettive che ho sono quelle di una vita in un cono d’ombra, in cui a nessuno interessa di me e a nessuno è mai interessato di me, non ho margini per migliorare, vivere meglio, avere una vita tranquilla la la la…Non dico averla per forza, ma tentare di averla, provare ad averla. Se per me nulla è possibile, nessun conforto è ammissibile, perché non dovrei accettare di essere qualcuno per un giorno, una star, anzi una popstar e poi provare a vedere cosa c’è di là, che, dovesse andare male, è pur sempre meglio di qua?

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