Aspettando Bianconiglio

Tra tutti i marchi del pianeta, tra tutte le imprenditrici di successo più o meno cialtrone, più o meno parodiate dallo storytelling, c’è n’è una il cui successo mi lascia sbalordita come tutte le volte in cui insieme al successo intravedo una bella dose di coraggio e di cattivo gusto che quando è così ricercato, accentuato, esaltato, finisce col travolgermi. Non solo me, evidentemente. Cath Kidston inonda i suoi negozi con oggetti iperfemminili, infantili, esagerati, imbambolati, forse anche scadenti ma con un prezzo adeguato in cambio del sogno che vende; una vita serena come in un cartone animato. Piena di coccole per la bambina che è in me, e non solo in me, anche in età da gallina. Agli uomini i suoi negozi fanno un effetto claustrofobico e c’è da capire, pure io non sono sicura assolutamente sicura, che i suoi oggetti mi piacciano, che mi piaccia davvero, ma nel dubbio, compro sempre qualcosa. Ed è sempre qualcosa che mi diverte, con un colore assurdo che probabilmente quando avevo cinque anni nessuno avrebbe avuto il coraggio di propormi, ma ora che decido io, voglio, insieme a  una vita da tè con le bambole, con le tazze a fiorellini, i funghetti dipinti, la borsetta a pois e il cestino per il pic-nic con le margherite e poi il copri asse da stiro celeste con le roselline rosa, è stucchevole anche solo da scrivere. Io ne sono scandalizzata e incantata. Gusto inglese, produzione cinese. Furbissima, bravissima Cath. Ora aspetto Bianconiglio per mostrargli le nuove tazze.

 

Cath Kidston

158 Portobello Road, London W11 2EB, U.K

nuove frontiere del lavoro a maglia

Una visita a Brick Lane Market la domenica mattina merita un viaggio a Londra, non per il vintage del quale io non sono appassionata (e neppure della nostalgia che tutto il vintage come le feste si porta via), io a Brick Lane ci andrei solo per il cibo. Quel bel mercato coperto pieno di bancarelle che espongono e vendono cibo di ogni parte del mondo, succulento, colorato. E poi per quello che propongono i giovani designer, la coppia in foto propone la sua interpretazione dei tempi moderni; la  nostalgia come soluzione per lo stress. Così la maglia diventa lo yoga dei tempi moderni (e dell’inverno), i due ragazzi hanno messo a punto un kit, anzi due, uno con la lana e l’altro col cashmere. Nel kit contenuto nel sacchetto troverete le istruzioni per farvi un cappellino con le vostre manine, i ferri e tutto l’occorrente, potrete quindi rilassarvi ed essere schifosamente trendy come un londinese trendy e rilassato con il knitting. Magari funziona, che ne so. Li vedesse mia nonna…

 

Brick Lane Market

Aldgate Station, London

Oca degna di un Moncler

Confesso, sono una delle oche che si è fatta spennare da Moncler (Però questo “calembour” è troppo facile, sarebbe ora che i social cambiassero trend…).

Potrei dire in mia difesa che l’ho fatto quando il marchio era ancora francese (ma costava comunque tanto) ed era meno truzzo, con modelli meno truzzi di quelli di ora,  potrei dire anche in mia difesa che in quel momento combattevo una battaglia degna di un’oca (contenti?), una depressione da abbandono, potrei dire tante cose, ma non dirò che mi vergogno, perché quel piumino è stato l’unico conforto di quel lungo e triste inverno. E non è stato neppure il solo che ho acquistato. Devo anche confessare che credevo che la piuma d’oca si ottenesse come si ottiene la lana, più o meno, avevo letto di una tecnica simile a quella che si ottiene pettinando una piuma, va bene, ne l’ero fatta bastare, adoravo il mio Moncler e non erano neppure gli anni ’80. Però detestavo le pellicce, avevo letto che invece per ottenere un bel pelo da pelliccia gli animali venivano uccisi tra atroci torture. Una pelliccia non l’ho mai comprata e non ho mai neppure desiderato comprarla. Però non sono vegetariana e le mie scarpe in genere sono di pelle, come le mie borse. Penso tuttavia che evitare la crudeltà verso gli animali sia un passo necessario che l’umanità deve compiere per evolversi. Penso anche che ognuno sia libero di spendere i propri soldi come meglio crede, ma ha tutto il diritto di essere informato e di sapere che gran parte di quello che spende serve ad arricchire il brand, non ad ammortizzare i costi di un prodotto di qualità, perché spesso di qualità non è. Poi tutto questo accanimento contro un marchio che è solo uno dei tanti che delocalizza e sfrutta condizioni di lavoro minime, non mi piace, forse aiuta a farci sentire buoni, ma nessuno di noi lo è.

Piega dei capelli con vista sui tetti

Dovete smetterla di illudervi, non acquistate più oggetti, non pagate più la messa in piega, non fate più la manicure, voi fate esperienze. All’ultimo piano dei magazzini Primtemps con vista  mozzafiato sui tetti di Paris, cosa ci farebbe secondo voi un Coiffeur? Una semplice piega, un taglio una tintura? Ma no. Queste sono cose per gente che non sa come si vive, noi gente di mondo sappiamo che se proprio qualcuno ci deve tingere la ricrescita di capelli bianchi,  deve avere almeno una avventura unica da offrirci e un conto da rateizzare. (In alternativa ci si può buttare nel vuoto, oplà).

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La fata di BHV

Ci avrete fatto caso anche voi, il mercato sembra orientato sull’oggetto personalizzato, su misura. Anche per un piccolo acquisto di bigiotteria si preferisce il pezzo unico. Naturalmente è solo un’impressione, se decidete ad esempio di farvi una collana con le vostre sante manine, qui a Parigi andrete da Matière Première e così sceglierete catena, pietra o ciondolo e potrete fare voi il vostro bracciale, scegliendo tra un ‘infinità di pezzi, anche carini, provenienti a occhio e croce, da una produzione cinese che ha previsto ogni vostro desiderio. Nulla di male, voi avrete l’impressione di decidere che bijou indossare, passerete una quarto d’ora a bestemmiare o a divertirvi  (dipende dal vostro carattere e dalla vostra abilità), spenderete molto di più che se acquistaste l’oggetto già pronto ma avrete la certezza che nessun’ altro ha il vostro gioiello. Cosa esattamente appaghi in questo giochino a me francamente sfugge, forse aiuta a sentirsi tutti creativi e direttori artistici, forse l’espressione artistica o qualcosa di simile, è la vera aspirazione di chiunque. Forse, non lo so.

Se invece non avete voglia di comprare colla e pinze e di bestemmiare, c’è un’alternativa altrettanto creativa, che vi darà la sensazione di creare il vostro bijou, sceglierete i materiali e poi una graziosa signorina ve li assemblerà. Il tutto recandovi da BHV. Ve la caverete con pochi euro, vi sentirete un/una grande designer di gioielli, se è una giornata buona anche il direttore di produzione di una società che commercializza gioielli di alta classe, lascerete il banco di Julie la Fée a BHV con il sorriso e un paio di pezzi di stoffa e plastica al polso e poi potrete correre felici in Place Vendôme. Almeno avrete i laccetti di Julie al polso e non le buste di Zara, come tutti gli altri.

Julie la Fée chez BHV rue de Rivoli 75004 Paris

www.julielafee.com

 

Matière Première

12 rue De Sévigné, 75004 Paris

www.matierepremiere.fr

La nostalgia non è più quella di un tempo

In principio fu Marcel Proust a dedicare alla nostalgia un capolavoro insieme universale e intrinsecamente parigino, in anni più recenti (con le dovute differenze, certo) il cinema con Amélie Poulain e il piccolo Nicolas hanno dimostrato quanto cattura il sentimento della nostalgia di un piccolo mondo che non si sa bene dove fu, ma che di certo non c’è più, specie se sceneggiato a Parigi. Catturare fa rima con fatturare. I parigini la nostalgia sanno rappresentarla bene (e sanno farla pagare benissimo). Chapeau. Se vi trovaste dalle parti di Notre Dame de Lorette (metro Notre Dame de Lorette), juste à droite della piccola chiesa, non perdetevi Les Cakes de Bertrand. Si tratta di un negozio che trae ispirazione dal vicino museo de la vie Romantique, un museo minore che vale la pena visitare non fosse altro per il suo giardino in cui è allestita una graziosa, nostalgica e romanticissima, sala da thé. In realtà il museo nasce per allestire lo stile di vita dell’epoca romantica che è un’epoca precisa nell’arte e nella letteratura, ma per quell’equivoco che porta con sé la parola romantico, probabilmente i visitatori arrivano convinti di vedere dipinti di scene erotiche o comunque qualcosa di legato all’amore. Altra voce importantissima del fatturato parigino, per questo probabilmente l’equivoco non viene svelato. Ma siamo partiti dalla visita al negozio di Les cakes de Bertrand. Non si tratta di una pasticceria, vendono borse per lo più, trousses, piccoli gioelli, quaderni, scatole e qualche capo di abbigliamento che ricorda la rappresentazione di Parigi nelle cartoline antiche, quelle ritoccate per intenderci, quelle che avevano le immagini delle signorine a cui veniva aggiunto il rosa sulle gote. Passate da questo negozio la prossima volta che venite a Parigi, vi spiegherà meglio di un trattato sociologico cosa è la rappresentazione della nostalgia; gioco, sentimentalismo e business. Gli oggetti in vendita sono misurati, deliziosi e mai troppo leziosi, anche la torre Eiffel sempre sovraesposta nell’iconografia parigina, sulle pochettes di Les cakes de Bertrand acquisisce, indovinate un po’? Il  fascino  della nostalgia

. pochette-hesperide-les-cakes-de-bertrand

Les Cakes de Bertrand 7 Rue Bourdaloue, 75009 Paris

Musée de la vie Romantique 16 Rue Chaptal, 75009 Paris

I Giusti e gli Ingiusti

Tra le novità del 2015, insieme all’Apple Watch, è stato annunciato l’arrivo di Primark in Italia, ma non abitando a Roma, né a Milano e neppure a Venezia dove sono previste le aperture, per me non cambia nulla, resterà sempre una catena legata ai viaggi a Londra. In Francia è arrivata da poco e sebbene i negozi siano lontani dal centro (mentre a Londra sono nei luoghi più frequentati della città) sono stati praticamente presi d’assalto, lo stesso accadrà in Italia, perché a un abito usa e getta, che possiamo comprare anche senza provarlo, perché male che vada costa quanto un panino e si presenta benino, non rinunciamo e neppure all’impulso di riempire la shopping bag che prendiamo all’entrata, di ogni immane sciocchezza sapendo benissimo che almeno la metà di quello che compreremo non lo metteremo mai, perché Primark è il luogo dove si realizza lo shopping compulsivo senza sensi di colpa, non ti rovini e delle condizioni dei lavoratori del Bangladesh chi se ne frega, ringrazino che un lavoro ce l’hanno e possono mangiare, non come da noi che i lavoratori del Bangladesh guadagnano 20 euro per 12 ore di lavoro al giorno (visti oggi a fare panini in un luogo superaffollato al soldo di un capo italiano che sembrava uscito cinque minuti prima da Poggioreale), ovvio nessun contratto e nessuna garanzia, ma per le proteste e l’indignazione ci sono i marchi bersaglio; Primark, Mc Donald, H&M e IKEA, sono lì apposta per fare da bersaglio alla nostra voglia di giustizia, di garanzie per i lavoratori e tutte quelle cose buone e giuste che ci fanno dormire tranquilli. Mica è colpa nostra se sono disposti a fare gli schiavi qui in Italia.

Io comunque da Primark ci andavo e ci andrò. Poi a me questa idea che per essere buoni e giusti bisogna mangiare da Eataly e vestire Cucinelli non smette di farmi ridere. Per essere buoni e giusti bisogna essere ricchi e pensare al bene dei lavoratori del Bangladesh, che così senza quel misero lavoro per le catene, moriranno prima di fame . Invece Cucinelli e Farinetti non si arricchiranno, resteranno buoni e giusti. E io che pensavo fosse Marketing e che se vanno bene Farinetti e Cucinelli, va bene pure Primark. Ci abitueremo a sentirci cattivi e ingiusti allora, in un mondo in cui Farinetti e i suoi amici politici, Cucinelli e i suoi cappottini da fraticello povero e malinconico a 2000 euro, Della Valle e le sue orride Hogan, sono buoni e giusti.