Ridateci Ippocrate

Ho visto anch’io il servizio di Presa Diretta sui “ciarlatani” della medicina lunedì, c’è poco da aggiungere alle immagini e alle interviste, eppure quel poco da aggiungere è esattamente il luogo in cui si rinnovano le credenze magiche.

Perché anche la medicina ufficiale un po’ di autocritica dovrebbe farla, se l’opzione tra la medicina ufficiale e la medicina alternativa è la stessa proposta dal servizio; ovvero la scelta tra la vita e la morte, è  mistificazione pure quella.

La medicina ufficiale non  concede chances alle terapie alternative, comprensibilmente, perché si basa sul metodo scientifico per tanto non può riconoscere  terapie che sul quel metodo non si basano.  Tutti d’accordo, no? Viva la medicina ufficiale allora che ci dà delle certezze. Certezze? Quali certezze?

Prendiamo il caso di malattie gravi, come il cancro o le malattie autoimmuni, che certezze offre la medicina ufficiale? Offre certezze basate sulle statistiche: quel tipo di tumore in media porta il paziente ad avere tot anni di sopravvivenza. Oppure una guarigione della tot percentuale. Già, la percentuale. O la media.

Esistono statistiche sui tumori causati dalle terapie che curano i tumori? E sui decessi causati dalle terapie?

Non credo e non perché ci sia malafede, perché i pochi strumenti a disposizione si usano senza troppi problemi e anche un po’ random, mi pare.

Poi le statistiche “salvano” qualcuno. Che poi forse, non lo so, la butto lì, poteva salvarsi anche senza quella terapia. Ora, io lo capisco anche da me che il limone e il bicarbonato non curano il cancro, ma quando ad esempio gli approcci non sono in conflitto, perché una terapia “alternativa” non può essere di complemento a quella ufficiale? Nella realtà accade sempre, i pazienti lo sanno, però non si può dire al proprio medico: guarda io faccio quella dieta e mi sento meglio. La medicina ufficiale bisogna accettarla come se fosse un specie di religione, se no entri a far parte del “circolo dei fuori di testa” che sai, non ha accettato la diagnosi… E spesso è vero, la negazione è una delle fasi della gestione del dolore, ma allora perché considerare chi pratica le terapie alternative come un invasato, se poi anche la medicina tradizionale si propone come unica e indiscutibile? (Pur non avendo risposte alle domandi fondamentali).

Non voglio essere fraintesa, io sostengo e seguo la medicina ufficiale, sono tra coloro che pensa che i vaccini forse (forse) hanno causato qualche caso di autismo, ma di sicuro hanno salvato milioni di bambini. Però vorrei medici più curiosi, meno rinchiusi nel rassicurante recinto dei loro protocolli. E non perché penso che la sanità sia una affare troppo grosso (lo è, comunque) per impedire che qualsiasi paziente invece di un paziente guarito resti un paziente cronico. Ma perché, loro lo sanno meglio di me, alla fine di fronte alle malattie gravi, la navigazione è a vista, soluzioni certe non ne offre nessuno, seguire i protocolli rassicura medico e paziente, ma la sensazione che il protocollo sia una linea di confine tra l’ansia e la scienza, resta. Quindi è umano, non giusto necessariamente, ma umano, che si cerchino soluzioni alternative. La medicina ufficiale, secondo me, dovrebbe prevederle, accoglierle e cercare di comprenderle, perché ostracizzare non serve. Ed è inutile continuare a sorridere e a scuotere la testa quando si parla di auto guarigione, ne parlava anche Ippocrate, cercate piuttosto di capire come funziona la natura e quali sono le sue leggi, anche questa è scienza. Molte cose semplicemente ancora non si conoscono, ridicolizzare chi magari le intuisce, ma ancora prove scientifiche non ne ha, non porta al progresso.

 

 

Dove va la Nave di Teseo

Non occorre che dica la mia su Eco e sul suo funerale, ne sono consapevole, lo hanno fatto davvero tutti e tutti, ancora una volta (succede ogni volta che qualcuno di davvero importante o anche solo celebre ci lascia) hanno fatto finta di parlare di Eco per parlare di sé. Io sono tra coloro (tanti, evidentemente) che ha seguito il suo corso di semiotica a Bologna, sono tra coloro che non ne ha fatto un semidio, neppure da vivo, ma proprio perché un po’ l’ho conosciuto posso dire con assoluta certezza che è stato il professore più colto e capace e straordinario che uno studente universitario possa ambire ad avere. Teneva ‘na capa tanta. Non so esprimere meglio quello che sento quando penso a lui, era un’enciclopedia vivente, un gigante, un erudito, il più grande, di sicuro, l’ultimo. Era uno la cui cultura non avrei potuto uguagliare neppure in 10 vite, uno che mi faceva sentire piccola. Era anche un po’ trombone,  però. Era sì ironico, sì affabile, ma non ci teneva a mettere i suoi studenti a suo agio, si divertiva molto di più a bacchettarli. Pier Vittorio Tondelli descrisse in un racconto bellissimo il suo esame di semiotica con Eco, Tondelli prese 29 a quell’esame. Raramente dava di più, per aspirare al trenta e lode era meglio ripiegare sui suoi assistenti, la tecnica per avere il trenta e lode all’esame di semiotica era quella: scegliere un argomento per la relazione scritta e incrociare le dita. I suoi assistenti erano buonissimi, ti dicevano che andava benissimo, ti demolivano quello che avevi fatto con fatica e te la facevano rifare, se eri un bravo studente una volta, se no la rifacevi ancora e ancora, la semiotica non è facile. Poi non ho capito davvero mai se come dicevano i suoi detrattori non serve a distinguere un termosifone da un Van Gogh. Io che arrivavo dalla provincia profonda,  ho potuto grazie a lui avere il mio incontro con un intellettuale vero, di quelli che fino ad allora avevo letto sui libri. Gliene sono grata, come sono grata in parte al mio corso di studi, certo ha contribuito a riempire l’Italia di laureati in comunicazione, ma noi sappiamo che quegli studenti, di quegli anni, di quel dipartimento di comunicazione, erano tarati su un altro registro. Scusate la spocchia, ma so quel che dico.

Il funerale  non sono riuscita a seguirlo, dopo l’intervento di Elisabetta Sgarbi lo sconforto è stato troppo, lei che parlava della casa editrice che avevano fondato, lei che parlava del libro  di Eco che stava per uscire, lei che parlava di sé parlando di Eco, ma una cosa tra quelle che ha detto era vera; Eco non aveva bisogno di quella casa editrice dal nome orrendo. Allora, perché?  Ah sì, la libertà eccetera. So che in tanti anche sui social hanno commentato scandalizzati lo spot per la Nave di Teseo, io ho la mia opinione e cioè che Eco fosse d’accordo con lei, avevano concordato lo spot al suo funerale, il motivo continua tuttavia a sfuggirmi.

Sull’intervento di Furio Colombo ho cambiato canale, mai sopportato quel suo ditino sempre puntato, quel suo: Voi non saprete mai quello  che so io e non sarete mai quello che sono io. Anche Eco era un po’ così, solo che lui poteva permetterselo. Lunga vita alla casa editrice dal nome orrendo, alllora. A proposito, ma pubblicherà anche l’ineffabile Chiara Gamberale con la Nave di Teseo? E poi, l’ultima domanda e chiudo, com’è che tutti parlate male di di Volo e state zitti sulla Gamberale? Sono io che non la capisco? Perché può pure essere,  eh!

IL Grande Freddo e la stepchild adoption

Mentre cerco di schivare il noiosissimo dibatto sulla stepchild adoption, anche quello (coltissimo, importantissimo, per carità)  delle femministe che chiedono la moratoria internazionale sull’utero in affitto) mi è venuto in mente che quando ero ero piccola e poi crescendo attraverso le storie che mi venivano raccontate, ho spesso sentito di madri che “regalavano” i figli, alcune lo facevano per soldi, altre ancora abbandonavano il proprio figlio a sorelle, parenti più abbienti che non avevano figli perché li accudissero. Credo con dolore enorme delle madri e dei figli , storie tristissime, ma frequenti e che non indignavano nessuno. Certo si dovrebbe progredire ed evitare che chi non possa accudire i figli li regali o li venda, certo, lo capisco. Ma se in vendita è  solo la capacità di procreare può una legge vietarlo? Mi viene in mente anche il film Il Grande Freddo, in cui l’amica sposata presta il marito consenziente all’amica single ma desiderosa di avere un figlio…  Io avrei voluto averla un’amica così e non escludo di averla avuta o di  esserlo stata per qualcuna, una  amica a cui poter chiedere tutto, poi a me non è successo che mi siano state chieste cose così, ma questa è un’altra storia. Mi si dirà che non è la stessa cosa, un conto è prestare il proprio marito per un rapporto sessuale (ma resterà il padre del figlio dell’amica), un altro è portare per 9 mesi una creatura in pancia. E poi quello è un film. Non lo so , ma credo che ci siano cose che alcuni si sentono di fare e altri no, molto semplicemente. Ci sono, credo, questioni così personali e intime per cui una legge  può solo metterci una pezza. Tutta questa isteria quando si tratta di persone adulte e consenzienti (perché anche chi è in condizioni economiche disagiate è consenziente) io non la comprendo.

La verità, vi prego, sul cibo

Mi sono imbattuta in questo pezzo e quindi sull’intervista alla Dottoressa De Petris che non conoscevo, ma leggo che lavora presso l’Isituto Antroposofico di Milano (mai sentito nominare, ma va bene, c’è sempre tempo per imparare, a proposito l’antroposofia è sempre quella di Steiner? E’ cambiata, boh?) comunque la dottoressa sembra avere le idee chiarissime sull’alimentazione, beata lei. La carne fa male tutta, quindi non è vero che le proteine di carne di pesce sono da preferire, ad esempio. Oltre alla carne fanno malissimo tutte le altre proteine di origine animale, ora, è vero che i vegani sono insopportabili (ma anche le diete vegane lo sono, provare per credere) a me piacerebbe avere da qualcuno che non ha pregiudizi e che non voglia terrorizzarmi, buone informazioni;  ad esempio la dottoressa dice che per curare l’osteoporosi i medici consigliano latte, uova, formaggi. Vero, invece fanno malissimo: vero. Aggiunge però che gli oncologi non propongono ai pazienti di cambiare alimentazione e che lo fanno perché l’obiettivo è peggiorarne le condizioni perché conviene alla sanità cronicizzare la malattia, vero e sbagliato secondo il mio trascurabile parere. E’ vero che gli oncologi non danno riferimenti in merito alla dieta ( non tutti però, ad esempio allo IEO lo fanno e lo stesso Veronesi si è speso per incoraggiare la dieta vegetariana, non vegana), ma io non credo alla malafede deliberata, non ce la faccio proprio, ecco dire che gli oncologi lo fanno per impedire la guarigione lo trovo semplicemente ridicolo; credo che molti oncologi o almeno la maggior parte di loro non abbiano informazioni sufficienti o ignorano i benefici eventuali di una dieta. Un’altra cosa che secondo il mio, sempre trascurabile, parere bisogna cominciare a considerare è che non si può continuare a ritenere marginale la dieta per la salute,  invece la maggior parte dei medici lo fa. Ora, a parte il fatto che leggo che per incontrare la Dottoressa succitata occorrono almeno cinque mesi, mi chiedo, chi non può accedere a queste informazioni e scegliere, cosa dovrebbe fare, incrociare le dita? Sarebbe ora di smettere di andare gli uni contro gli altri dottoressa, se come dice lei, siamo Uno, non sono Uno anche la medicina “tradizionale” e quella antroposofica? Tutto deve sempre ridursi a tifo calcistico? E che ci dice della dieta sui gruppi sanguigni, anche il glutine farebbe malissimo, andrebbe eliminato con la carne e i formaggi, perché ci sono miriadi di diete salutiste e migliaia di persone disposte a giurare di avere, come lei,  la verità in tasca. Un’altra cosa che attribuisce alla medicina “ufficiale”, dottoressa, è spalleggiare l’industria, ma perché,  ci vuole forse dire che dietro la quantità di articoli sui benefici della curcuma o delle melegrane oppure dello zenzero non c’è dietro il marketing? Ma davvero? E dietro la moda degli estrattori, sicura che non c’è dietro l’industria “cattiva”?

 

Arrivare vivi a Natale

Mentre il mondo pensante dibatte su quanto sia opportuno o meno che il direttore di una libreria importante dichiari di non leggere donne, noi che intelligenti non siamo ci chiediamo a chi interessa l’opinione del direttore della Feltrinelli di Bologna, dal momento che i libri non li compra nessuno e quei pochi che li comprano, sono per lo più donne. Quindi se c’è un problema di vendita di libri di autrici femminili, è casomai il pubblico femminile che non gradisce.

Ma torniamo a questioni più adatte a noi intelligenze qualunque, mettiamo che stiate facendo una dieta e mettiamo pure che non sia una dieta fatta strettamente per perdere peso, mettiamo pure che semplicemente non avete voglia di passare la notte a bere e il mese successivo a digerire  la pizza, come fare a ad affrontare le feste, le pizze per gli auguri e i brindisi che ci aspettano senza spirare prima della fine dell’anno?

Possiamo inventare delle scuse; no mi dispiace oggi devo fare la novena a Gesù. Soprattutto se vivete al sud, anche se non vi crederanno, sarete credibili, se vivete al nord dovete essere certi che l’interlocutore sia cresciuto in ambiti religiosi.  Le scuse credibili sono poche, non pensiate che basti la febbre del piccolo o del fidanzato e addirittura la vostra, non vi crede nessuno. Ma una scusa perfetta c’è e siccome è Natale ve la cedo; potete dire che avete già una festa  di auguri. Vi crederanno e anche per quest’anno sopravvivrete, se poi invece avete deciso di farla finita, dateci dentro, bevete e dimenticate. A Natale è facilissimo.

 

L’importanza di essere Ernest

Stamattina mi sono svegliata pensando a Oscar Wilde, che figa, lo so. Mi sono svegliata pensando al titolo della sua pièce “L’importanza di chiamarsi Ernesto” che in inglese suona come “l’importanza di essere onesto”.

Poi ho pensato a Gesù, quisquilie, lo so. E mi è venuto in mente che che la carità (da cui deriva l’onestà) comincia da se stessi, quindi ecco la fulminante ma non troppo originale, intuizione mattutina: l’importanza di essere onesti con se stessi, l’importanza di riconoscere i propri sentimenti, non camuffarli, non censurarli, non blandirli. Accettare di essere persone anche poco caritatevoli e molto incazzate, tanto poi passa. Accettare pure di essere persone buone, anche se i cinici, lo sappiamo, sono più sexy.

Girl just want to have fun

Che fine ha fatto Cyndi Lauper, le ragazze non vogliono più divertirsi? Se ne sente parlare poco e sempre per le stesse cose. Per una che ha iniziato la carriera con Madonna, il paragone deve essere stato schiacciante, a me piaceva più Cyndi Lauper ed ero sicurissima che sarebbe durata di più di Madonna, va bene sono entrambe “durature”. Io di Madonna non avevo capito niente, lei evidentemente era un genio perché qualche merito una che è diventata una dea senza essere troppo bella, troppo brava e neppure troppo simpatica, lo deve avere. Per esempio capire il mondo e come va. Ma comunque  Cyndi Lauper era proprio come volevo essere io, solo che come lei sono sparita, nel senso che mi sono dimenticata di come volevo essere. Bisogna essere forti e strutturate come Madonna per farcela e non dimenticarsi mai di chi si vuole essere, neppure un momento, invece di perdere tempo a divertirsi. Comunque Madonna deve essere veramente insopportabile, scccccc. E poi le ragazze vogliono solo divertirsi.

Biosensazioni

Per ragioni che vi risparmierò perché meritano un libro a parte che invece non vi risparmierò, in questi giorni sto facendo un viaggio da vicino nel mondo del biologico e dell’alimentazione (e della cosmesi) sana. Non la banana biologica random o le uova, ma proprio tutta la spesa.

La prima cosa che si è resa necessaria è stata cambiare il parrucchiere, da anni ogni tintura rendeva la mia cute violacea con eczemi e croste che si diradavano più o meno con l’approssimarsi della tintura successiva. Quindi mi sono messa alla ricerca di un parrucchiere che mi facesse una tintura il più possibile light (100 euro). Poi ho comprato uno shampoo, un districante e un olio (lo shampoo è 250 ml il districante 150, l’olio 50 ml), totale 103 euro.

La gita dal parrucchiere bio mi è costata in totale 203 euro, così per la precisione.

Otto porri piccoli, piccolissimi, non pensate a quelli che trovate alla coop, mi sono costati 4 euro, 500 grammi di pane di farro 3, 80 euro. Tralascio seitan e bistecche di lupino ché mi vergogno anche di averle comprate.

Solo  il latte di mandorla (con cui ho sostituito il latte vaccino) mi costa circa 5 euro al litro.

Non sono tra coloro che imparano a memoria i prezzi e li comparano con gli altri supermercati (massima stima, ma non ci  sono mai riuscita), non so neppure se essendo nuova della materia sono una, come dire, facile da fottere. Non lo so. Ma questa nuova vita mi sta facendo fare nuove riflessioni. Ad esempio, il biologico costa troppo o costa troppo poco il non biologico? Mettiamo che la verità sia nel mezzo. Perché se spendo tanto per nutrirmi mi sento più tranquilla? E’ la solita fetta di mercato che si ingrossa per l’ansia, nel tentativo di placarla? Per avvelenarmi il meno possibile,  è davvero la scelta giusta? Tutta l’arcadia dei semi di lino, delle mandorle, dei semi di zucca, di quello che nutre i canarini in gabbia se non sbaglio… ha delle basi; disintossica? Non sarà la propensione al masochismo degli esseri umani a crederlo? Non godo quindi mi fa bene. E che ne so? Non ne ho ancora capito abbastanza….Ma soprattutto: chi proprio non può, come fa? Vive bene lo stesso, muore prima? La verità, vi prego.

Perché non leggo più i giornali

Oggi ho fatto una cosa che di solito faccio quando sono in vacanza, quindi mi sono presa due ore di vacanza, ho comprato i giornali e mi sono fermata in un bar per un thé. C’era il sole, c’è sempre il sole ormai, dovrei essere contenta, lo so. Ma non lo sono, posso?

Ho aperto il Corriere e letto distrattamente di Obama, Cuba, cosa ne pensa Paz, quello di Fragole e cioccolato (che non ho mai desiderato vedere) non Andrea Pazienza. Leggi cose che avrebbero senso se le avessi lette 30 anni fa.

Poi sono arrivata al Corriere del Mezzogiorno, ho scoperto che sul naufragio della Kater I Rades è stato scritto un libro pubblicato da Feltrinelli nel 2011, devo essermelo perso perché ero a Parigi. Dal libro hanno tratto uno spettacolo teatrale, si parlava di quello, è strano che io non ne sapessi nulla, so tutto sulla Kater I Rades, ho scritto sulla Kater I Rades, ho pubblicato un ebook che si chiama Il Bar a sud est più o meno sull’argomento. Non importa, non ha interessato nessuno, dubito che lo farà ora.

Poi ho chiuso il Corriere e ho aperto Vanity Fair, ho letto la storia di una cinquantenne verameeeente coraggiosa, che prima faceva la giornalista a Milano quando era ancora Milano da bere, poi si è innamorata si è sposata e ha fatto dei figli a Venezia, dove l’unico pericolo era che i figli investissero i gatti sotto la bicicletta. Giuro, era scritto così. Dunque la giornalista che non faceva più la giornalista ma si dedicava alla famiglia, con suo marito decide di lasciare Venezia perché sente come un’inquietudine (giuro era più o meno scritto così) e mentre stanno per trasferirsi, siccome lei e suo marito viticoltore (quanto vorrei sapere il nome della cantina di quest’ uomo…) sono tipi cazzuti, non vanno a Milano come stabilito, ma, oplà, comprano una villetta nel west London, che ci vuole? Giusto un po’ di coraggio e taaanta buona volontà.

Così mi sono ricordata perché non compro più giornali. (E preferisco investire i soldi risparmiati in posti come quelli in foto, a Londra magari, per non essere meno cazzuta…)

Casa Bianca per George in ambulatorio medico del sud

Mentre George e Amal ci regalavano la copertura mediatica che  non ha avuto neppure il funerale di Diana che a occhio e croce era più allegro, io ero in fila in un ambulatorio medico che meglio non identificherò perché conta poco.

Immaginate il vostro medico, anche nel suo ambulatorio sono quasi tutti vecchietti, in media ci sono 20 vecchietti per una persona giovane, sotto i trenta diciamo, poi meno di una decina di persone che classificheremmo come di mezza età, facciamo finta che sia un campione di abitanti di un paese del sud. E io dico che lo è, la popolazione invecchia (benissimo, tra l’altro) e i più giovani oltre a essere meno perché i loro genitori non hanno avuto il numero di figli dei nonni, se ne vanno.

Ma a parte questo piccolo calcolo statistico personale quanto inutile, posso dire con certezza che in questo luogo mi diverto sempre come a un concerto di musica rock ascoltando i dialoghi.

Signore: “Ma io non capisco, ma che sindacato, sono i giovani che dovrebbero andare davanti al parlamento e non muoversi da lì. Ci andrei io, guarda.”

Signora: “Ci andrei pure io, ma subito ci andrei”

Signore: “Ma sono loro che devono capire che non hanno più nulla, né lavoro, né pensione, né ospedali. Ma che fanno? Nulla, non fanno nulla.”

Timidamente si inserisce l’unica under trenta presente

Under trenta: “Non è che non facciamo niente, non c’è niente da fare”.

Il Signore: “Ma come? Dovreste andare lì in tanti, tantissimi e non andarvene fino a quando non si trova una soluzione, non lo fate perché avete chi pensa per voi.”

Arriva il dottore, si cambia discorso, è il momento di dare addosso ai politici, io guardo le notizie, Amal viene fotografata con un cappello che la fa somigliare a un fungo con uno stelo lungo. Comunque un signore in fila da medico ha sempre più buonsenso della media. Ma davvero George si candiderà alla casa bianca?