Giorno 13

 

Il giorno inevitabile, quello in cui non puoi continuare a negare, il giorno in cui dovrai ammetterlo che tuoi sforzi non bastano, che quello che conto è la realtà. Il giorno in cui squarci definitamente il velo di Maia e ti accorgi che è tutto lì, chiaro e forte e solo tu non te ne accorgevi, smetti di raccontartela, smetti di sentirti al centro di relazioni perfette e assolute, sei sola. Come tutti. Smetti di sentirti l’eroina di quel romanzo in cui c’è lei o lui, e sono la tua consolazione perché non chiedono altro e di meglio che salvarti. Ognuno si salva da solo, la voglia di farlo per gli altri diminuisce, è la solita illusione. Non importi a nessuno cara, accettalo, magari è la volta buona che ti salvi. Prendi per mano quella bambina e pensaci tu, difendila, aiutala, costringila a rendersi visibile perché ogni volta è la stessa storia, la convinci che il mondo è bello e poi la lasci sola al buio mentre fuori piove e non c’è luce ed è spaventata e sola e piange disperata fino ad addormentarsi nella disperazione e nell’orrore di essere sola. Il temporale passa, la paura la ingoi, la certezza di dover fare da soli no, ma è giusto così. Questo è il giorno in cui puoi smettere di raccontarti le favole. Ti do io la mano, ti accompagno io, io e te ce ne andiamo ovunque vorrai e non aspettiamo inutilmente più nessuno, meno dispiaceri. Non ce l’ho con nessuno, sono io che sbaglio a rimanere indietro in attesa di essere raggiunta. Di essere guardata. Di essere vista. Il giorno inevitabile doveva arrivare, è solo in ritardo per la mia ostinazione, la mia pretesa di salvare e aggiustare tutto, è una nevrosi, cara mia. Lo so. Non potevi aggiustare niente, non potevi migliorare niente e nessuno, però la prossima volta ricordalo.

giorno 12

 

 

IL giorno della nostalgia. Se chiudo gli occhi sento ancora l’odore, quell’aria pungente, la luce che stenta ad arrivare anche se sono le otto, ma è inverno e qui le ore di luce sono poche, per questo abbiamo finestre grandi, che arrivano al soffitto e non abbiamo scuri e rincorriamo la luce come girasoli impazziti, siamo nel nord, la luce è poca e la luce è tutto, per noi.

Per me che amo il crepuscolo, il freddo e quella sensazione di caldo quando non sono all’esterno, quella luce era perfetta. Solo un po’ troppo freddo, l’inverno, ma accettabilmente freddo. Smisi di fumare perché di restare nelle terrasses invece che nei locali per fumare non se ne parlava proprio, troppo freddo e poi avevo già deciso di smettere. La grisaille, tanto temuta lì, a me piaceva, almeno un po’. A volte e sorprendentemente alcune giornate erano investite da un sole delicato che illuminava il freddo, il freddo becco, accidenti. Ma quel freddo secco che puoi sfidare, quel freddo che basta camminare. Ed era più o meno quello che facevo il più possibile, camminare, e alzare gli occhi e commuovermi, che bello, dio che bello. Ho sempre amato quella città perché in me faceva esplodere quel tipo di sentimento che mi squassa quando amo; mi piaci, ti adoro, ma soffro anche perché la tua bellezza mi ferisce, perché so e lo capisco, che non ti avrò mai.

Una volta all’anno, almeno una volta all’anno vorrei rivederti.

Giorno 11

 

Il giorno in cui voglio nuotare. Ho sognato di nuotare, sott’acqua come un pesce. In un mare cristallino pieno di tanti pesciolini colorati e nuotavo e nuotavo sott’acqua senza avere bisogno di respirare, senza sentire il freddo, immersa nella meraviglia e nella bellezza dell’acqua fresca e leggera. Pensare al mare da attraversare nuotando è una delle mie ossessioni, quando devo affrontare una situazione complicata, quando devo fare una risonanza, oppure quando ho un dolore, mi calma nuotare e mi calma il pensiero di farlo, è la mia personalissima meditazione, quando riesco a concentrarmi funziona benissimo. Vicino a casa c’è una piscina, anzi due, una piscina per nuotatori seri e una, molto grande, con idromassaggio e sentieri per signore agée, come me, Il sabato in verità c’è di tutto, anche ragazzi e bambini. Il sabato è meglio evitarla. Mi piace dell’acqua il non sentire nulla. Quella sensazione di essere altrove e irraggiungibile. Il vero lusso. Il respiro si calma, la concentrazione aumenta, dopo dieci minuti la prospettiva cambia. Tutto è possibile. La piscina per nuotatori seri ha un temperatura dell’acqua inferiore, però basta poco per scaldarsi. Respira – inspira. A volte, se mi concentro sui giochi di luce, riesco a vedere anche i pesciolini rossi, quelli azzurri, quelli screziati di giallo e variopinti. Se mi concentro posso fare tutto, arrivare ovunque e essere chiunque. Poi, esco dall’acqua.

giorno 10

Il giorno della solitudine. Vengo da te perché vorrei farti felice, come quando ero piccola. Ti porto piccole cose solo per farti felice, per farti sorridere per farti capire che vorrei vederti felice, una volta. Capisci che è me stessa che cerco di fare felice? Il primo giorno è andato bene, siamo uscite mi hai detto tutto quello che volevi, sorridevi, ogni tanto. Il primo giorno è andato bene, non bisogna mai sfidare la fortuna. Ho provato a rassicurarti su tutto, lo so che è quello che vuoi, qualcuno che ti rassicuri su tutto. Anche io lo vorrei. E ci casco ogni volta, sono stanca, mamma. Ho cercato di non contraddirti, ho cercato di non indispettirti, ho cercato di far andare tutto liscio, come quando ero piccola. E tu non lo capisci. Hai sempre un problema più grande, un dramma più importante, una necessità più stringente. Non è mai il mio turno. Se ti dicessi tutto, se sapessi tutto, se conoscessi ogni rospo che ingoio, mi chiederesti perché tu non lo sai, anzi no, non me lo chiederesti neppure, riusciresti a fare la vittima anche in quel caso. Sono stanca mamma. Mi fa male la schiena mamma, ma non è mai il mio momento ed è diventato troppo tardi.

E mi sono persa e non so più come fare per aggiustare tutto per aiutarti a non drammatizzare. A furia di cercare di sminuire, il solco è diventato una montagna.

Una macchina parcheggiata davanti a una boutique di grido, neppure mi ricordo come mai mi trovassi lì con te, che avevi sempre qualcosa di più importante da fare. Un costume rosa, succinto e bellissimo, me lo comprasti senza battere ciglio, senza le solite estenuanti trattative. Eri contenta quel giorno, eri contenta di me, non ho mai saputo perché quel giorno fossi così contenta al punto da uscire dalla tua zona di conforto per portarmi un po’ più lontano, in un luogo bellissimo, dove non eri mai stata, ma volevi andarci e scegliesti me per farlo. Questo è il ricordo più bello di noi che ho, è poco, mamma. Ma ho dovuto sempre accontentarmi.

Giorno 9

 

Il giorno in cui è tornato l’autunno, che bellezza, che felicità. Posso restare al chiuso senza sentirmi fuori luogo e desiderare la coperta, il divano, la zuppa e il letto senza sentirmi malata, posso, almeno per un giorno; perché tornerà il caldo, lo so, lo so, qui fa sempre caldo come se fossimo all’interno di un pidocchio e ho sentito pure qualcuno lamentarsi della pioggia, ieri, dopo mesi di siccità e ho sentito pure, ieri, qualcuno dire che ha bisogno di continuare ad andare al mare, per le ossa, e le avrei detto: cretina se ti piace il mare vacci, ma che c’entrano le ossa? Per le ossa c’è la vitamina D in gocce, e comunque bastano 20 minuti di esposizione al sole, anche solo le mani per sintetizzare vitamina D, non c’è bisogno del mare, della spiaggia e dell’estate. Cercare alibi nella vitamina D. Vai al mare e non cercare scuse e ricordati che ci vai da 6 mesi, non hai un problema di vitamina D, secondo me. Il tuo problema non è la vitamina D. Ma sono stata zitta. Spegnete la luce del sole, mi acceca, lasciate il crepuscolo, l’autunno, il silenzio. Il tepore mentre fuori è freddo e tutto rallenta e ho come la sensazione di scamparla. So che tornerà il sole e con il sole il caldo e con il caldo, il sudore.

Giorno 8

 

Il giorno in cui scrivo da Belle Ile en Mer, almeno così vorrei. Che ricordo in un giorno di sole, come si vive d’inverno a Belle Ile en Mer ? Potrò mai saperlo?

Il giorno in cui i sogni sfumano, non farò mai in tempo, non avrò mai abbastanza libertà e neppure abbastanza coraggio per vivere un anno a Belle Ile, non ho mai conosciuto nessuno che abbia passato un anno a Belle Ile, ma potrei essere la prima tra quelli che conosco.

Forse. Potrei aggiungere Belle Ile alla lista di luoghi dei quali seguo le vicende metereologiche sull’Iphone. Ho una lista di luoghi nei quali vorrei vivere per un po’ e in attesa di quel giorno monitoro il tempo meteorologico. Una pazza, lo so. Comunque a Hydra c’è quasi sempre il sole, in Bretagna, precisamente a Dinard piove spesso però non è mai davvero freddo, ma questo lo sapevo anche prima di mettermi a spiare come è il tempo a Dinard. Un’isola del nord, piccola e bellissima deve essere davvero una bella avventura, in inverno. E se poi non riuscissi a muovermi il giorno in cui decidessi di farlo, perché il mare è troppo grosso? Forse dovrei andarci il giorno in cui muovermi o non muovermi, essere altrove o restare lì non cambierebbe molto. Il giorno in cui finalmente conta il qui e ora. Nessun parente da raggiungere per forza e in fretta. Nessuno che si accorga della mia assenza, ma quello non è difficile. E se sprofondo nell’abisso delle mie angosce? Ma del resto ci vado proprio per quello a Belle Ile, a vedere l’effetto che fa.

No, non ci vado. Vado a Hydra, è più facile. E’ vicina ad Atene, lì posso andarci e smettere quando voglio. Ma essendo nata a Torre Canne, l’esperienza non sarebbe poi così diversa da quella fatta nell’infanzia. Luogo di vacanze che si popolale durante l’estate, desolante e solitario d’inverno, clima buono, forse un po’ umido. Lo so, state pensando che in effetti Hydra è molto più bella, è l’isola di Leonard Cohen, Torre Canne della mia infanzia somigliava molto alla Grecia. Intanto che decido, resto qui.

Giorno 7

Il giorno dell’assenza. Mi si nota di più se non vado o se vado e mi metto in angolo? No, non proprio in quel senso, il giorno dell’assenza è quello in cui esserci non conta. Non fa nulla se ti perdi quel film, quella serie, persino quel libro, quella giornata di sole o quel tramonto, anche perché il sole c’è sempre e il tramonto più è rosso e intenso e più è l’inquinamento atmosferico a renderlo sublime. Questo l’ho imparato da poco e quindi se per caso un bel tramonto lo vedo e mi commuovo,  penso che ho sempre avuto il vizio di commuovermi anche davanti allo schifo, declinato in varie forme, per lo più umane. Ma non perdiamo il punto sul giorno. Il giorno dell’assenza, appunto. Mi perdo. Ma poi mi perdo sempre, nei pensieri e nelle parole, in quello che vorrei fare e poi mi dimentico di fare, la voglia di andare e alla finestra e restare, sempre. Comunque pratico l’assenza, minuziosamente e senza averla progettata, anche quando ci sono e me ne dolgo. Perché è un difetto di interesse più che di attenzione, non riesco ad appassionarmi più a quello che era appassionante. Appassionante per me, ovvio. Il giorno dell’assenza mi trovo mio malgrado a non scendere a patti con il politicamente corretto, anzi a schifarlo. Il senso comune, il vogliamoci bene, senza volere male, solo perché sento scendere una lastra di ghiaccio fatta di noia. Il giorno dell’assenza è la mia resa al cambiamento, non mi diverto più con questi passatempi, perché sono i miei sentimentali interessi. Ne cerco altri, vi faccio sapere, quando li trovo.

Giorno 6

 

Il giorno in cui non ho voglia di truccarmi. Neppure un po’ di terra, un filo di rimmel,un qualche lucido che ora si chiama gloss. Non ne ho voglia. Non sono mai stata ossessionata dal trucco, però mi piace, un po’. Un po’ di matita intorno agli occhi, quel rossetto che mi fa sentire irresistibile, di solito a primavera mi piace particolarmente sentirmi irresistibile. Bologna, maggio 1986. Ma scheeerzii? Comprare il pane senza il rossetto? Ma puoi incontrare l’uomo della tua vita. In qualunque momento, Non puoi essere senza rossetto. Se è l’uomo della mia vita è l’uomo della mia vita, anche se sono senza rossetto. Che cretine, a pensarci ora. L’uomo della tua vita: la fake news prima delle fake news. Un po’, dai, non puoi uscire senza nulla ma proprio nulla sul viso, è…è sciatto. Quella voce, la seconda del capitolo io e il make up, mi convinse. E cominciai a spendere fortune in rossetti, fondo tinta, matite. Lo so che ne ho più bisogno adesso di allora ma ora mi diverte molto meno, averne mi diverte ancora, usarne un po’ meno. A un certo punto, come una sorgente inesauribile, arriva il giorno in cui sedurre non ti interessa, e anche se lo sai che non sarà il rossetto a renderti seducente, la terra, il rimmel, il fondo tinta, persino il correttore per le occhiaie o le borse sotto gli occhi, praticamente impossibili da cancellare, non ci provi nemmeno perché di sedurre non ti importa niente.

E’ il giorno in cui capisci che sei libera. Un giorno meraviglioso, non importa se ti piaccio o non ti piaccio, non mi importa se mi vuoi o non mi vuoi. Prova tu a convincermi. Io non devo più convincere nessuno. Non so se è malattia mentale, sanità mentale, i cinquant’anni, gli ormoni che scarseggiano. Non lo so, ma è bello. Guardo la mia trousse per il trucco e so che butterò gran parte del suo contenuto senza averlo usato, so che se voglio ho il rossetto che mi renderà una dea, il rimmel che renderà il mio sguardo fatale, la cipria che mi renderà stupenda, lo so. Va bene so pure che non è vero. Però ho lo charme nella trousse, lo charme nel cassetto, decido io, prova a prendermi.

Giorno 5

 

L’alba sembra non arrivare mai,  ho tante cose a fare perché questo è il giorno divino, quello in cui smetti di pregare. E di aspettare. E’ il giorno in cui non ti basta sperare. Ho deciso, non ti aspetto più giorno luminoso, ti accendo. Smetto di aspettare che qualcuno mi chiami e mi dica, dai andiamo. Esco da sola, smetto di aspettare che tu abbia tempo, mi prendo tutto il tempo che voglio, senza chiedere, smetto di elemosinare. Il giorno in cui decido di andare e vado, no non è una dichiarazione di guerra, vi amo, vi adoro, tutti. Ma non è colpa mia se i nostri tempi non coincidono, io vado. Devo andare, ho tante cose da fare, non posso più aspettare. Che la giornata sia quella giusta, che i soldi siano abbastanza, che stelle abbiano la giusta congiuntura, che la testa smetta di girare, che il mondo smetta di girare. Cosa c’è da spettare? Apparecchierò con la mia tovaglia più bella, berrò nei bicchieri più preziosi. Per cosa li conservo? Tirerò fuori dai bauli quell’inutile corredo, quelle camicie da notte che non potrei stirare neppure avendo un fine settimana di tempo, e me ne andrò a Parigi, forse pure in Bretagna e visto che ci sono anche in Cornovaglia. Farò quello che voglio, perché se no quel giorno in cui potrò fare quello che voglio non arriverà mai e io non voglio arrivare a quel giorno in cui non c’è più tempo e accorgermi di aver passato la vita a sprecare tempo. Vado e non so se torno, vado e non so se poi ti riconosco, vado perché vagare è l’unica cosa che mi tira su il morale.

Giorno 4

 

 

Quello in cui ti svegli presto, molto presto così presto che ti chiedi: ma che faccio in piedi a quest’ora, tra quanto tempo potrò rivolgere la parola a qualcuno e che fine ha fato quella ragazza a cui non si poteva rivolgere la parola prima di due ore da viva perché il risveglio era una condizione che la lasciava per mezza mattina con i sintomi da stress post traumatico?

Boh? Il giorno in cui capisci che invece se chiederti se ci sarà una prossima vita a riabilitarti e a riabilitare tutte le merdacce incontrate o a riparare tutte le malefatte tue di questa vita, realizzi che la reincarnazione esiste ed è quella che una, tre, quatto, cinque volte, come Pinocchio, finisci col realizzare in una stessa vita. Se quel giorno ti senti mistica comprendi che se vale per il corso di una vita potrebbe essere come una esperienza omeopatica di quello che ti aspetta dopo. Ma per fortuna non ti svegli mai mistica e cerchi nell’armadio, invece di quella ragazza, una cosa da metterti, anche se fuori non c’è ancora luce e pensi a quanto è bello quel tempo in cui non puoi parlare con nessuno, sei sospeso nell’universo, nascosto agli dei, tra te e te, puoi fare di quel tempo quel che vuoi: leggere, scrivere, pensare, non pensare, uscire, camminare, respirare, meditare, fare yoga, sentirti grata, connetterti con il mondo. Invece ti fai un caffè.